lunedì 23 ottobre 2017

Perché i minijob non possono essere la soluzione

I grandi quotidiani nazionali italiani ci ricordano quanto siano utili e belli i minijob alla tedesca e che sarebbe arrivato il momento di introdurli anche nella nostra penisola. Le cose non stanno esattamente cosi'. Una ricerca del prestigioso Institut für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung (IAB) pubblicata su Die Welt evidenzia che al boom dei minijob corrisponde un boom del doppio lavoro, questo perché le esenzioni fiscali garantite dai minijob (fino a 450 € al mese) spingono i lavoratori ad iniziare un secondo lavoro. Invece della crescita professionale nell'impiego principale i minijob incentivano la creazione continua di milioni nuovi lavoretti che molto spesso sono dei veri e propri "dead-end job". Da Die Welt


Il mercato del lavoro tedesco passa da un record all'altro: mai fino ad ora la disoccupazione era stata cosi' bassa, mai nella Repubblica Federale c'erano state cosi' tante persone occupate - e il loro numero dovrebbe continuare a crescere anche questo e il prossimo anno.

Le cifre ufficiali tuttavia non riflettono le vere dimensioni della crescita occupazionale perché la parte piu' ampia del boom occupazionale da alcuni anni ha luogo in un'area del mercato del lavoro che non compare nelle statistiche ufficiali: e cioè nel doppio lavoro.

Un recente studio dell'Institut für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung (IAB) illustra la crescita quasi esplosiva dei secondi lavori: nel primo trimestre di quest'anno c‘erano 3.07 milioni di lavoratori dipendenti, autonomi o pubblici con un secondo lavoro. Il numero di coloro che hanno piu' di un lavoro dal 2003 è piu' che raddoppiato.



Nessuna tassa

Due sono i fattori che piu‘ di tutti stanno alimentando questo sviluppo; accanto al buon andamento del mercato del lavoro c'è stata soprattutto una modifica della normativa: dal primo aprile 2003 infatti sono cambiate le leggi che regolano i minijobs. Il limite massimo di guadagno è passato prima da 325 a 400 euro e in seguito ha raggiunto i 450 euro mensili; i minijobs di fatto sono stati esentati dalle tasse e dai contributi.

Chi lavora con uno o piu' minijob e guadagna fino a 450 euro, infatti, non deve pagare né le imposte sul reddito né i contributi previdenziali. La maggior parte dei lavoratori si fa esentare anche dal versamento dei contributi previdenziali. Solo il datore di lavoro versa alla Minijob-Zentrale una somma forfettaria per coprire i contributi sociali e le tasse.

Questa nuova normativa ha reso i minijob improvvisamente molto attraenti per tutte le persone che al di fuori degli orari del lavoro principale intendono guadagnare qualcosa. Nei mesi successivi all'entrata in vigore della legge infatti è cresciuto radicalmente il numero di coloro che svolgono 2 o piu' lavori.



Ci sono piu' offerte di lavoro

Da allora il numero di persone con doppia occupazione continua a crescere. I due ricercatori dello IAB, Sabine Klinger e Enzo Weber, sostengono che l’andamento sia da ricondurre allo sviluppo storicamente buono del mercato del lavoro. Chi ha un secondo lavoro beneficia del fatto che nel complesso c'è una maggiore offerta di posti di lavoro. "La crescita relativa del doppio lavoro è stata sicuramente piu' pronunciata rispetto a quella dei dipendenti con una sola occupazione", scrivono gli autori.

Cio' è confermato anche da una ulteriore analisi statistica: soprattutto nelle regioni in cui c'è piena occupazione, come il Baden-Württemberg o la Baviera, negli ultimi anni è notevolmente cresciuto il numero di minijob svolti come un secondo lavoro.

Un altro fattore importante secondo gli autori potrebbe essere il fatto che fino al 2010 i salari reali sono cresciuti solo per i lavoratori piu' qualificati. Molti lavoratori hanno percio' avvertito la pressione e la necessità finanziaria di migliorare il reddito derivante dall'attività principale.

In un'analisi separata, gli autori dello studio Klinger e Weber, utilizzando i dati della Bundesagentur für Arbeit, hanno cercato di capire chi sono coloro che svolgono un secondo lavoro. Non c'è da sorprendersi nello scoprire che sono soprattutto gli occupati che guadagnano molto poco ad avere un secondo lavoro. Di conseguenza la probabilità di svolgere un secondo lavoro è sicuramente piu' alta nelle fasce di reddito piu' basse.

Molte donne hanno due posti di lavoro

Nell'ambito di questa indagine, fatta sui dati del ministero, non erano considerati i lavoratori autonomi. "Se lo studio dovesse prendere in considerazione anche i lavoratori autonomi che hanno un secondo lavoro, nelle statistiche probabilmente comparirebbero anche persone con una buona situazione finanziaria", dice l'autore Enzo Weber. "Spesso si tratta  di persone che cercano di guadagnare autonomamente un po' di soldi sfruttando le loro elevate competenze".

Attualmente gli esperti del mercato del lavoro distinguono tra due gruppi di secondi lavori: nel primo ci sono persone che svolgono un secondo lavoro perché con la loro attività principale guadagnano troppo poco e quindi dipendono dal reddito percepito con il secondo lavoro. Nel secondo gruppo ci sono invece coloro che hanno solo un part-time e che vorrebbero lavorare di piu'

In questo secondo gruppo ci sono soprattutto donne; sono infatti le donne ad essere sovrarappresentate fra coloro che esercitano un secondo lavoro, cosi' come fra i lavoratori a basso reddito. Ad un altro  gruppo appartengono invece gli scienziati o i ricercatori che per ragioni di prestigio svolgono un secondo lavoro oppure coloro che semplicemente provano piacere nello svolgere una seconda attività; è il caso ad esempio dei manager che insegnano all'università, o degli impiegati che dopo il lavoro vanno a suonare con una band musicale.

I vantaggi dovrebbero essere eliminati

Gli autori  fondamentalmente criticano il fatto che lo stato sovvenziona i minijobs attraverso l'esenzione delle tasse e dei contributi. "Questo beneficio statale nei confronti dei minijobs non è necessario e dovrebbe essere annullato", afferma Weber, direttore della ricerca IAB. Utlizzare le esenzioni fiscali dei minijobs per spingere le persone ad avere piu' di un lavoro è una scelta miope.

"Al momento il sostegno fiscale del governo incentiva le persone ad intraprendere un minijob come secondo lavoro, un lavoro che di fatto non porta nulla se non un po' piu' di soldi. Sarebbe invece necessario migliorare le opportunità di reddito nel lavoro principale, ad esempio attraverso una riduzione dei contributi e delle tasse per i redditi piu' bassi", sostiene Weber.

"Le persone dovrebbero essere incentivate a lavorare nella loro attività principale, impegnandosi in quello che fanno, eventualmente ampliando l'orario di lavoro, in modo da svilupparsi professionalmente ed essere in grado di versare contributi per avere poi una pensione in vecchiaia. Aver ridotto le tasse e i contributi sociali per i minijob è servito solamente a mettere le persone sulla strada sbagliata".

venerdì 20 ottobre 2017

Perché la disuguaglianza sociale in Germania non è frutto del caso ma il risultato di una precisa scelta politica


Uno studio molto interessante pubblicato dalla Hans-Böckler-Stiftung e realizzato da due ricercatori del prestigioso Institut Arbeit und Qualifikation (IAQ) di Duisburg (disponibile qui per intero) ci spiega che la disuguaglianza sociale in Germania non è frutto del caso ma è il risultato di precise scelte politiche adottate negli ultimi decenni. Una breve presentazione dell'analisi dal sito della Hans-Böckler-Stiftung


Poiché il mondo del lavoro è sempre piu' complesso le aziende si farebbero la guerra fra di loro per accaparrarsi i dipendenti piu’ qualificati. I lavoratori con una scarsa preparazione sarebbero esclusi da questo mercato e di conseguenza le differenze in termini di reddito continuerebbero ad aumentare. La maggior parte degli economisti tenta di spiegare in questo modo l'aumento della disuguaglianza sociale. Ma per Gerhard Bosch e Thorsten Kalina dell'
Institut Arbeit und Qualifikation
 (IAQ) non si tratta di una spiegazione convincente. Secondo l’analisi condotta dai 2 studiosi, il declino in termini quantitativi del lavoro meno qualificato, iniziato negli anni '70, non puo' spiegare il crollo dei salari orari medi avvenuto due decenni dopo. Soprattutto perché la teoria economica standard ignora l'influenza delle mutate relazioni di potere e i cambiamenti nelle istituzioni di mercato. Bosch e Kalina sostengono che l'aumento della disuguaglianza sociale sia da ricondurre in primo luogo all'indebolimento della contrattazione collettiva. Nel loro studio identificano 6 fattori che nel corso degli anni hanno indebolito il ruolo di equilibrio in precedenza svolto dai contratti collettivi:

- Dopo il 1990 non si è riusciti ad estendere ai nuovi Laender il sistema della contrattazione collettiva in vigore nella Germania occidentale

- La possibilità data alle imprese dell'est di sottrarsi temporaneamente alla contrattazione collettiva, nel corso degli anni si è trasformata in una regola valida per tutta la Germania. Le piccole e medie imprese nel settore dei servizi nel giro di pochi anni sono uscite dal sistema dei contratti di categoria.

- Le aziende hanno esternalizzato una parte sempre maggiore delle loro attività per risparmiare sul costo del lavoro

- La deregolamentazione avviata dall'UE ha aperto la strada alla concorrenza low cost che ha messo sotto pressione molte aree economiche regolamentate dalla contrattazione collettiva, è avvenuto ad esempio nelle telecomunicazioni, nel trasporto pubblico locale oppure nella raccolta dei rifiuti

- La corsa al ribasso nelle retribuzioni è stata facilitata dalle liberalizzazioni dell'UE nell'ambito della fornitura di servizi, soprattutto nel settore nelle costruzioni.

- A causa della forte pressione politica i sindacati hanno siglato accordi di categoria con clausole aperte che permettevano alle imprese economicamente piu' deboli di ridurre temporaneamente gli standard retributivi. Nella pratica cio' ha portato ad una riduzione permanente dei salari in molti settori.


Cio' è potuto accadere, secondo Bosch e Kalina, perché le imprese dopo la vittoria del capitalismo “nello scontro fra i sistemi economici", nell’ambito del conflitto redistributivo hanno avuto "poco rispetto nei confronti della stabilità del sistema politico". Una parte delle "élite, soprattutto nelle grandi aziende, ha iniziato a rifiutare i compromessi raggiunti dallo stato sociale nel dopoguerra".

Secondo i ricercatori anche le “riforme Hartz” avrebbero contribuito a consolidare la crescente diseguaglianza sociale. E' sicuramente vero che l'ampliamento della forbice dei redditi è iniziato prima del 2005. Ma l'aumento della pressione esercitata sui disoccupati affinché accettassero qualsiasi lavoro, anche i piu’ precari, ha fatto si' che i salari nella parte piu’ bassa della scala abbiano continuato a scendere anche durante le fasi di buona congiuntura. A cio' si deve aggiungere che il ruolo redistributivo dello stato si è ridotto: mentre la tassazione per gli imprenditori e per i redditi piu' alti scendeva, l'aumento della tassazione indiretta e la riduzione delle pensioni e delle indennità di disoccupazione gravava sulle famiglie a basso reddito in maniera piu’ che proporzionale.

Il fatto che le disuguaglianze sociali non aumentino in maniera automatica e che lo sviluppo della redistribuzione sia fortemente influenzato da fattori politici, per i 2 ricercatori deve essere considerato un elemento incoraggiante. Significa soprattutto che la disuguaglianza sociale "puo' essere ancora frenata". Con il salario minimo per legge si è fatto un primo passo in questa direzione.

martedì 17 ottobre 2017

Intervista a Lindner della FDP sull'unione di trasferimento

Lindner punta dritto al Ministero delle Finanze e ribadisce i punti fermi della FDP sulla riforma dell'eurozona: nessun fondo monetario europeo, smantellamento dell'ESM, una procedura per il fallimento ordinato degli stati e uscita volontaria dall'euro. Dall'intervista della FAZ al leader liberale.


FAZ: Lei sostiene che la definizione della linea politica sui temi europei sia la questione piu' difficile da affrontare nei negoziati per la coalizione Jamaika. La sua linea rossa sono la messa in comune dei debiti e la creazione di un nuovo fondo monetario. Si tratta proprio dei temi centrali del presidente francese Emmanuel Macron. Nella FDP davvero c'è unità su questi temi? A volte ad esempio il politico europeo Graf Lambsdorff usa sull'Europa parole e toni molto diversi.

Lindner: non si preoccupi. In un partito liberale ci sono sempre delle sfumature, ma sugli obiettivi restiamo uniti. La nostra preoccupazione comune è la responsabilità individuale dei membri dell'unione monetaria. Vogliamo rafforzare il principio della responsabilità, applicare le regole di Maastricht e tornare ai principi dell'economia di mercato per quanto riguarda il finanziamento degli stati. Inoltre apprendo con interesse che il presidente Macron non accetta linee rosse nel dibattito sulle riforme, mentre in realtà è il suo governo a tracciarne una quando esclude una partecipazione automatica dei creditori privati ai futuri programmi di salvataggio. Si tratterebbe di uno strumento per disciplinare la politica attraverso la concorrenza basata sul mercato.

FAZ: anche il ministro uscente Wolfgang Schäuble chiede questa partecipazione dei creditori. Vorrebbe espandere il fondo ESM, che ha ancora riserve elevate, e trasformarlo in un fondo monetario europeo - a condizione pero' che i creditori privati partecipino ai futuri programmi di salvataggio. La FDP invece vorrebbe abolire il fondo di salvataggio. Perché?

Lindner: in una unione monetaria in cui le regole sul disavanzo fissate dal trattato di Maastricht vengono di nuovo applicate, i fondi di salvataggio permanenti non sono necessari. Non ci sottrarremo al dibattito, ma le nostre proposte restano una procedura fallimentare per gli stati e l'uscita volontaria dall'euro. Per quanto riguarda il fondo monetario europeo temo che i rappresentanti della politica di stabilità si troverebbero in minoranza e che il fondo verrebbe trasformato in una stazione di pompaggio per i trasferimenti finanziari. In passato ci sono state alcune proposte di Wolfgang Schäuble anche interessanti, ma quello che poi è stato attuato alla fine si è rivelato molto diverso. Notoriamente sul terzo pacchetto di salvataggio per la Grecia Schäuble ha votato contro la sue stesse convinzioni, perché la Cancelliera lo ha messo in minoranza. Ci sarebbero state le condizioni per dare le dimissioni.

FAZ: un problema irrisolto dell'eurozona è l'eredità in termini di crediti deteriorati, non solo nelle banche italiane. Di conseguenza Italia e Francia, ma anche la Commissione Europea spingono per creare una garanzia europea sui depositi. Anche questa è una linea rossa per la FDP?

Lindner: sono i singoli stati a dover restare responsabili per il loro settore bancario. Altrimenti si creano degli incentivi sbagliati. Per quanto riguarda la stabilità finanziaria non credo alle promesse e nemmeno agli stress test. In Italia recentemente alcune banche sono state salvate con il denaro pubblico, sebbene fossero gli azionisti e gli obbligazionisti a dover garantire. Traggo le conseguenze: una garanzia comune sui depositi in una unione bancaria in cui i rischi sono condivisi, al momento non avrebbe alcuna base.

FAZ: con tali affermazioni incoraggia le speculazioni che la vorrebbero Ministro delle Finanze. Il capogruppo  parlamentare della CDU Kauder tuttavia ha affermato che vorrebbe mantenere questo posto cosi' importante nelle mani dei cristiano-democratici. A breve il sottosegretario alla Cancelleria Peter Altmaier assumerà temporaneamente la posizione di ministro in qualità di commissario del governo, visto che Schäuble sta per essere eletto alla presidenza del Bundestag. 

Lindner: prima di tutto noto che le trattative a Bruxelles continuano a ritmo serrato. Per questo mi aspetto che Frau Merkel e Herr Altmaier chiariscano che il governo federale è in carica solo per l'ordinaria amministrazione. La Germania attualmente non è in grado di decidere. Penso sia da escludere che un ministro delle finanze provvisorio possa condurre delle trattative a Bruxelles come se non fosse accaduto nulla. Non possono essere presi impegni senza una legittimazione politica.

FAZ: probabilmente non vuole dirci chi vorrebbe vedere come Ministro delle Finanze...

Lindner: per me è piu' importante una diversa politica finanziaria rispetto alla discussione sulla persona che dovrà sedere al Ministero. Tuttavia è chiaro che Wolfgang Schäuble era uno dei membri piu' importanti della Cancelleria nonché uno stretto collaboratore della stessa Cancelleria. L'assegnazione temporanea della posizione ad Altmaier ci mostra che il Ministero delle Finanze non è un correttore di bozze della Cancelleria, ma il prolungamento del suto tavolo di lavoro. Per questo motivo suggerisco la separazione politica fra Cancelleria e Ministero delle Finanze. Che a fare il ministro ci sia un liberale, poi è un aspetto secondario.

Gli Hartz IV non possono avere risparmi

Un altro esempio chiarisce la natura vessatoria ed invasiva di Hartz IV. Il Tribunale Sociale  di Kassel con una recente sentenza ha deciso che i percettori di Hartz IV (circa 400 € al mese) non sono autorizzati a mettere da parte qualche soldo, anche se per risparmiare  decidono di privarsi del cibo. Dalla  Berliner Zeitung



I disoccupati non sono autorizzati a mettere da parte qualche soldo risparmiando una parte del sussidio Hartz IV. Lo ha deciso giovedi scorso il Tribunale Sociale Federale di Kassel, il provvedimento esclude solo i prodotti previdenziali e assicurativi ai quali il disoccupato momentaneamente non ha accesso.

E' la sentenza emessa nei confronti di un uomo di 60 anni della Sassonia-Anhalt che grazie alle prestazioni Hartz IV ricevute, nel corso degli anni era riuscito a mettere da parte un piccolo patrimonio pari a 18.540 euro.

L'uomo disponeva di un deposito azionario di 1300 €, di un libretto di deposito di 424 € e di un'assicurazione sulla vita per un valore di circa 16.800 €.

Ho risparmiato una parte del sussidio Hartz IV "privandomi del cibo"

Il Jobcenter Mansfeld-Südharz ritiene che il denaro risparmiato debba essere utilizzato. Nel suo ricorso contro il Jobcenter l'uomo ha evidenziato invece che in questo caso dovrebbe essere fatta un'eccezione visto che il denaro "è stato risparmiato privandosi del cibo".

Il Tribunale Sociale ha rigettato il ricorso. L'utilizzo dei risparmi accumulati "su prestazioni non necessarie" non rappresenta una misura di particolare durezza. La legge non prevede in questo caso nessuna esenzione. Sebbene sia possibile risparmiare una parte delle prestazioni Hartz IV, tali risparmi sono pensati in previsione di spese piu' grandi, come la sostituzione di un vecchio elettrodomestico ad esempio. Per queste spese il disoccupato puo' far valere un credito di imposta fino a 750 euro, oltre all'importo base di 9.000 euro di risparmio permesso dalla legge.

Sono previsti diritti aggiuntivi per le prestazioni previdenziali, ma solo per quelle assicurazioni sulla vita che non siano immediatamente disponibili. Nel caso specifico il tribunale sociale regionale della Sassonia-Anhalt deve tuttavia chiarire se l'assicurazione sulla vita in questione puo' essere utilizzata in ogni momento o meno.

Il ruolo dell'ESM secondo Regling

Klaus Regling è il direttore tedesco del fondo salva stati ESM, il potente fondo europeo saldamente in mano tedesca che secondo i piani di Schäuble dovrebbe trasformarsi nel nuovo fondo monetario europeo con una funzione di controllo. La FAZ ci spiega come dovrebbe funzionare il nuovo ESM secondo Regling. Dalla FAZ.net

Il fondo di salvataggio ESM dovrebbe ottenere nuovi poteri. E' la proposta avanzata dal direttore generale dell'ESM Klaus Regling in occasione della seduta autunnale del FMI e della Banca Mondiale a Washington. Secondo la proposta in futuro il fondo di salvataggio dovrebbe ricevere il compito di monitorare tutte le economie dell'unione monetaria. Cio' è necessario per poter creare rapidamente dei pacchetti di salvataggio per tutte le economie della zona euro.

Il cambiamento dovrà essere approvato da tutti i governi in quanto richiede una modifica del trattato ESM. Secondo Regling cio' dovrebbe avvenire nel 2018, dato che nel 2019 sono previste le elezioni per il parlamento europeo e la nomina di una nuova commissione europea.

Contro ogni automatismo

Il capo dell'ESM ha tuttavia sottolineato che la modifica alla fine "non sarebbe cosi' rivoluzionaria". Già ora la metà dei paesi della zona Euro viene monitorata dal fondo di salvataggio. Nel caso della Grecia, dell'Irlanda, del Portogallo, della Spagna e di Cipro cio' già avviene nell'ambito dei pacchetti di aiuto che questi paesi hanno ricevuto nel corso della crisi. Per altre ragioni vengono osservate anche le economie piu' grandi dell'Eurozona, ossia la Germania, la Francia, e l'Italia 

Per poter prendere le proprie decisioni di investimento, l'ESM deve "capire cosa sta succedendo in Europa". Regling sottolina che non si tratta di assumere le competenze di controllo della Commissione, ma di una cooperazione reciproca fra i due organi.

E' soprattutto la Germania ad insistere per dare all'ESM un ruolo piu' importante. Per questo motivo il fondo salva stati dovrà essere trasformato in un fondo monetario europeo in grado di monitorare la politica finanziaria dei governi. La proposta tedesca comprende anche un meccanismo di ristrutturazione del debito per i paesi della zona euro finiti in difficoltà finanziarie che chiedono aiuto all'ESM.

Sull'argomento Regling ha affermato che in situazioni simili avere a disposizione una procedura ordinata e trasparente è sicuramente un buon obiettivo. Resta tuttavia contrario ad un meccanismo automatico che potrebbe finire per esacerbare la crisi. "Se dovesse spargersi la voce che un paese sta per chiedere aiuto all'ESM tutti inizierebbero a ritirare i loro soldi", ha spiegato il capo tedesco dell'ESM.

lunedì 16 ottobre 2017

Lindner ancora in modalità campagna elettorale

Lindner ancora in modalità campagna elettorale dalla FAZ.net lancia un avvertimento alla CDU: gli accordi fatti fino ad ora non valgono piu', no alla trasformazione dell'ESM in un fondo monetario europeo, come invece chiedevano Schäuble e Regling. Dalla FAZ.net


In merito al dibattito sulle riforma dell'UE, portato avanti con una certa insistenza dal presidente Macron e dalla Commissione UE, il segretario della FDP Christian Lindner mette in guardia la Cancelliera da ogni accordo vincolante: "mi aspetto che Frau Merkel ed Herr Altmaier mettano in chiaro che il governo federale è in carica solo per l'amministrazione corrente. La Germania attualmente non è in grado di prendere decisioni vincolanti", ha detto Lindner in una intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Rispetta le discussioni in corso a ritmo serrato a Bruxelles. Il leader della FDP ritiene tuttavia necessario "escludere" che il "Ministro Federale delle finanze tedesco, Peter Altmaier (CDU), nel suo ruolo di commissario temporaneo, possa condurre i negoziati come se non fosse accaduto niente". "Non possono essere stipulati accordi senza una nuova legittimazione politica", ha detto Lindner alla FAZ.

Lindner ribadise inoltre la contrarietà del suo partito alla trasformazione del fondo di salvataggio ESM in un fondo monetario europeo, come proposto dal ministro uscente Schäuble: "nel caso di creazione di un fondo monetario europeo temo che i rappresentanti della politica di stabilità si troverebbero in minoranza e l'istituzione verrebbe trasformata in una stazione di pompaggio per trasferimenti finanziari".

Schäuble in passato aveva già fatto diverse proposte interessanti. Tuttavia, secondo Lindner, "quello che poi alla fine è stato implementato era molto diverso dalle proposte iniziali".

venerdì 13 ottobre 2017

Perchè l'Europa delle regioni sarebbe il proseguimento dell'egemonia tedesca con altri mezzi

Con l'esplosione della crisi catalana si parla sempre piu' spesso del superamento dello stato nazione e di una transizione verso un'Europa delle regioni. German Foreign Policy mette in guardia dai facili entusiasmi: l'Europa delle regioni non è un concetto neutro ma un altro modo per portare avanti l'egemonia economica e politica tedesca all'interno dell'UE. Avremmo nel centro d'Europa un blocco omogeneo di regioni economicamente molto forti, collegate ad altre regioni ricche semi-periferiche, e i tedeschi continuerebbero ad imporsi. Ne parla German Foreign Policy con un articolo molto interessante.


Martedì scorso sulla versione online del quotidiano Die Zeit è uscito un accorato appello per il superamento dello stato nazione. L'autore è lo scienziato politico Ulrike Guérot. Nella prima metà degli anni '90 Guérot ha lavorato come collaboratrice del parlamentare della CDU Karl Lamers partecipando alla stesura del documento “Schäuble/Lamers”, incentrato sulla creazione di un nucleo piu' stretto all'interno dell'UE. Successivamente ha lavorato per la Commissione guidata dall'allora presidente Delors, è stata poi consigliere per diversi Think Tank molto influenti (Deutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik, German Marshall Fund, European Council on Foreign Relations), fino alla fondazione nel 2014 di un "Laboratorio Europeo per la Democrazia" presso la European School of Governance di Berlino. In passato è stata membro della CDU, oggi è molto vicina ai Verdi .[1]

"Regione etnica"

Già da molto tempo Guérot cerca di rivendere all'opinione pubblica tedesca un concetto politico nuovo fondato sulla dissoluzione dello stato nazione. Come lei stessa scrive, "lo stato nazione...scomparirà".[2] Al suo posto in Europa entreranno in scena “tra le 50 e le 60 regioni", ciascuna "con una propria identità". [3] Nel suo piano fa riferimento al concetto di “regioni etniche"[4], cioè una comunità di popoli con una origine ben definita. Come scritto da Guérot, "fra le regioni etniche e gli stati non c’è corrispondenza", come accade ad esempio in Irlanda o a Cipro. Ulteriori esempi sono le Fiandre in Belgio, il Veneto o il Tirolo. Le Fiandre e il Veneto sono 2 regioni ricche che si definiscono in termini linguistici ed etnici ("olandese" o "veneto") e prendono le distanze dalle parti piu' povere del paese, mentre il costrutto di lingua tedesca "Tirolo" comprende una parte del territorio nazionale italiano e austriaco. Guérot indica poi la lista delle regioni da liberare dalle catene dello stato nazionale, fra queste c’è anche la Catalogna. Anche il movimento indipendentista catalano, che sta portando avanti la sua battaglia per la separazione dalla Spagna, ha una connotazione ampiamente etnica. Cosi' il movimento autonomista collabora con cittadini francesi che vivono fuori dalla Catalogna spagnola, che pero' si considerano "catalani etnici"; nelle manifestazioni si urla; "né con la Francia, né con la Spagna, ma con la Catalogna"[5] .

Europa delle regioni

Secondo Guérot solo una "repubblica europea" in cui "le regioni hanno un ruolo di attore centrale e costituzionale" sarà in grado di salvare l'unione dai conflitti nazionalisti.[7] Per questo motivo le regioni dovrebbero unirsi per costituire una "seconda camera" nel Parlamento europeo - "un senato europeo". Guérot ha chiarito piu' volte che le competenze politiche dovranno essere nuovamente suddivise fra l'UE e le regioni. A tal fine sarà necessario costituire a Bruxelles un nuovo centro di potere per il controllo della politica militare ed estera, mentre le regioni avranno un proprio margine di azione economica da finanziare ad esempio attraverso la tassazione del commercio. Questo margine dipenderà in ultima istanza dalla forza economica delle rispettive regioni. Al di là della sua costituzione etnica, "un'Europa delle regioni" implica una riduzione di potere per le sue unità piu' piccole. Guérot critica ad esempio il fatto che "l'UE è da un lato è formata da grandi regioni (come il Nordrhein-Westfalen) che in Europa non possono far sentire la loro voce, e dall'altro da piccoli stati (come il Lussemburgo o Malta), che invece lo possono fare". Questa situazione dovrà cambiare. Malta ad esempio, in futuro, invece di essere uno dei 28 voti in seno al Consiglio Europeo, avrà un solo voto a disposizione fra i "50 e i 60 rappresentanti regionali" del "senato europeo"; non potrà piu' in alcun modo opporsi al centro economicamente dominante dell'UE.

Stati Uniti d'Europa

Il concetto di Guérot ha dei precursori, sponsorizzati sia dagli ambienti legati ai servizi segreti del dopoguerra che dagli ambienti economici interessati ad una evoluzione in questo senso: sempre pero' sotto il pretesto di una presunta democrazia regionale che invece serviva a coprire altri interessi. Guérot stesso prende ad esempio "i Federalisti Europei", in particolare lo svizzero Denis de Rougemont. I "Federalisti Europei" sin dalla metà degli anni '40 miravano alla costituzione degli "Stati Uniti d'Europa" in quanto spazio economico unico e baluardo di difesa dai piani di sviluppo del mondo socialista e dalle idee, all'epoca popolari, che anche in Europa occidentale proponevano un cambiamento radicale degli approcci economici. Per questa ragione i Federalisti Europei furono sostenuti economicamente e guidati prima dal precursore della CIA, allora chiamato Office of Strategic Services (OSS) e poi direttamente dalla CIA stessa.[8] Rougemont, uomo fidato della CIA e Federalista dichiarato, nel suo "messaggio agli europei" del 1948 lamentava che l'Europa "è bloccata da barriere che intralciano la circolazione dei prodotti" e a causa delle quali "c'è il rischio di un crollo dell'economia"; per questo “è necessaria una immediata unificazione” per "costituire la piu' grande entità politica e la piu' grande unità economica del nostro tempo". Rougemont dal 1952 al 1966 è stato anche presidente del "Congresso per la libertà culturale", anch’esso finanziato dalla CIA.

"Perdita di identità"

Alcuni concetti regionalisti sono stati portati avanti anche da Wolfgang Schäuble, con il quale Guérot nel 1994 ha collaborato per la stesura del documento Schäuble/Lamers. Schäuble nel 1979 è stato anche presidente della Arbeitsgemeinschaft Europäischer Grenzregionen (AGEG), una organizzazione che aveva come obiettivo quello di ridurre il ruolo dei confini in Europa. Gli interessi economici avevano in questo progetto un ruolo di primo piano, per questo motivo l'AGEG ha trovato degli importanti sostenitori nel mondo dell'industria tedesca. Nella "Carta europea delle regioni transfrontaliere", redatta nel 1981 dalla AGEG, era scritto che "è urgente l'eliminazione delle barriere economiche e infrastrutturali in Europa". Ad esempio è necessario "espandere e costruire nuovi centri di trasporto transfrontalieri combinati" e incoraggiare l'espansione delle reti energetiche transfrontaliere. Il concetto è stato esagerato con affermazioni come quella secondo cui l'Europa è emersa "da un patchwork di paesaggi storici", in cui le frontiere hanno creato delle cicatrici "e una perdita di identità tra la popolazione". L'attuale "effetto di blocco svolto dalle nazioni" deve essere ridotto se non abolito, è scritto nel documento redatto dalla AGEG sotto la presidenza di Schäuble [9].

Continuità tedesche

Fra i membri della AGEG e nei suoi immediati dintorni ci sono stati anche ex-funzionari nazionalsocialisti che hanno preso parte al piano di "razionalizzazione" delle aree di confine europee, fra questi Gerd Jans, ex-membro delle Waffen-SS in Olanda, il responsabile del "piano generale per l'est" (Generalplan Ost) Konrad Meyer, Hermann Josef Abs della Deutsche Bank, oppure come scrive il pubblicista Hans-Rüdiger, "Alfred Toepfer noto per i suoi tentativi di sovversione dei confini nazionali in Alsazia". Minow in uno studio molto dettagliato ha descritto la continuità del progetto con i concetti nazionalsocialisti.[10]


Supremazia tedesca

Guérot fa campagna per il suo concetto di regionalizzazione sostenendo che con lo smantellamento dello stato nazione "sarebbe finalmente possibile superare l'egemonia tedesca". In realtà accadrebbe proprio il contrario. I grafici di Eurostat sulla distribuzione della ricchezza in Europa mostrano chiaramente in quali regioni si trova la ricchezza e quindi il potere economico. Si tratta di un blocco che ha il suo centro nella Germania meridionale e centrale, ad ovest si estende fino alle Fiandre e a una parte dell'Olanda, verso sud ad una parte dell'Austria e dell'Italia del Nord come ad alcune singole regioni nell'Europa del nord e dell'ovest. Un certo numero di queste regioni ha forti legami con la Repubblica Federale Tedesca o con altre regioni tedesche. Questo blocco chiaramente dominato dai tedeschi non avrebbe nessuna difficoltà a controllare una "Europa delle regioni".



[1] Ulrike Guérot: Adorno liest man nicht am Schwimmingpool. blogs.faz.net 17.03.2015.
[2] Steffen Dobbert, Benjamin Breitegger: "Der Nationalstaat wird verschwinden". www.zeit.de 03.01.2017.
[3] Ulrike Guérot: Europa einfach machen - einfach Europa machen. agora42.de 25.09.2017.
[4] Ulrike Guérot: In Spaniens Krise offenbart sich eine neue EU. www.zeit.de 10.10.2017.
[5] Morten Freidel: Die Brüder im Süden haben es besser. www.faz.net 08.10.2017.
[6] Hunderttausende kontern Unabhängigkeitspläne in Katalonien. www.zeit.de 08.10.2017.
[7] Ulrike Guérot: In Spaniens Krise offenbart sich eine neue EU. www.zeit.de 10.10.2017.
[8], [9], [10] Hans-Rüdiger Minow: Zwei Wege - Eine Katastrophe. Flugschrift No. 1. Aachen 2016

[11] S. dazu Die Ökonomie der Sezession (II).