giovedì 28 febbraio 2013

C'è vita dopo l'Euro


Anton Börner, imprenditore e presidente dell'associazione di categoria BGA (commercio e servizi), propone per l'Italia un inasprimento del vincolo esterno: l'Italia è troppo divisa, c'è bisogno di un aiuto da fuori. Ma fate attenzione, anche per i tedeschi esiste una vita dopo l'Euro. Da Faz.net
Il paese è profondamente lacerato e non potrà farcela con le proprie forze. Tuttavia Anton Börner esclude sia possibile dare altro denaro all'Italia. Il presidente dell'Associazione di categoria BGA torna a chiedere riforme. 

Italia, paese chiave nel sud Europa, ha votato e ha scelto l'instabilità. Ma resta profondamente lacerato. E' composto da una serie di gruppi di interesse che pensano solo al proprio tornaconto. Manca qualsiasi senso di giustizia sociale e il buon senso. Per questa ragione la società italiana ha bisogno ora piu' che mai di un moderatore esterno. Con le proprie forze l'Italia non sarà in grado di superare la profonda lacerazione e le divisioni interne. 

Per uscire dalla crisi il paese ha bisogno di crescita. E questa puo' arrivare solo dal settore privato. Sono necessari grandi investimenti da parte delle imprese. Ed è indispensabile un quadro di stabilità: una riforma amministrativa, l'eliminazione dell'eccessiva burocrazia con una drastica accelerazione nella concessione delle autorizzazioni e il perseguimento senza tregua di ogni forma di corruzione ed evasione fiscale.

Anche il sistema giudiziario è da riformare: i processi devono essere piu' rapidi  per garantire la certezza del diritto per i cittadini e gli investitori. In questo momento ci sono 5.5 milioni di processi non ancora terminati. Inoltre, il paese ha bisogno di banche efficienti che possano finanziare gli investimenti a condizioni accessibili. Sarebbe molto utile la creazione di un fondo pubblico per il superamento della crisi del credito attuale, simile al fondo che la Germania aveva istituito a suo tempo.

Aumentare la pressione

E' difficile spingere l'imprenditore italiano ad investire. Di solito ha pochi debiti bancari, la sua famiglia spesso lavora nella stessa azienda e ha un patrimonio finanziario e immobiliare sia in Italia che all'estero. Come puo' fare l'Italia a convincere il suo settore privato ad investire? E' necessario ridurre la tassazione sugli investimenti delle imprese e dei liberi professionisti. Stesso discorso sulla tassazione del lavoro. Inoltre, il denaro e la ricchezza materiale improduttiva in Italia e all'estero dovrebbero essere tassati con decisione, mentre le strutture off-shore per l'elusione fiscale dovrebbero essere proibite.

Lo stato deve garantire che tutti paghino le tasse previste dalla legge. La comunità internazionale contribuire con un sistema per lo scambio di informazioni. Inoltre, il mercato del lavoro dovrà essere ulteriormente flessibilizzato. La rigida legislazione sulla tutela dell'occupazione, il diritto tedesco a confronto sembra quasi liberale, impedisce nuove assunzioni. Le modifiche potranno essere fatte solo con la collaborazione del sindacato. Il patto sociale tedesco potrebbe essere un esempio per arrivare ad una impostazione del diritto del lavoro flessibile, socialmente responsabile e nonostante cio' vicina agli investitori.

In nessun modo dovrà essere ridotta la pressione dall'esterno sul governo e la società italiana, piuttosto la si dovrà aumentare con l'obiettivo di attuare le riforme assolutamente indispensabili. Se il paese non dovesse superare la sua frammentazione e non realizzasse queste riforme, cio' avrebbe conseguenze irreparabili per l'Euro.

Allora dovremmo iniziare a pensare come si potrebbe gestire un'Eurozona modificata. Non ci aiuterà molto, come convinti europeisti e sostenitori della moneta unica, non prendere in considerazione in maniera seria l'opzione e continuare a credere nella guarigione miracolosa. Ci adoperiamo per la sopravvivenza dell'Euro, sia con le parole che con i fatti in favore dei paesi in fase di transizione.

E' da escludere un allargamento dell'aiuto finanziario, poiché sarebbe controproducente e ridurrebbe la pressione al cambiamento nei paesi del sud. Inoltre, non solo sarebbe ingiusto, ma anche non percorribile, perché una società ricca come quella italiana, con una ricchezza finanziaria privata pari al 175 % del PIL sarebbere garantita da quella tedesca dove la ricchezza è pari al 125 % del PIL. Stesso discorso per la Francia. Questo significherebbe utilizzare il denaro dei contribuenti tedeschi per garantire i ricchi nel sud Europa e i loro patrimoni in gran parte non tassati.

Ci poniamo l'obiettivo di dare una forma all'Europa, come recentemente richiesto dal presidente Gauck. Rifiutiamo tuttavia dei compromessi incerti, perché i trattati e gli accordi devono essere rispettati senza se e senza ma e non devono essere piegati alle esigenze. La stabilità monetaria non puo' essere negoziata, e un chiaro messaggio per il sud Europa: anche per noi esiste una vita dopo l'Euro. La nostra base comune europea non è il denaro, piuttosto le nostre comuni radici cristiane e i valori condivisi.

mercoledì 27 febbraio 2013

Münchau: Merkel ha perso le elezioni italiane e Steinbrück ancora una volta non ha capito nulla


Wolfgang Münchau su Der Spiegel non ha dubbi: Angela Merkel ha perso le elezioni italiane, la rabbia degli elettori arriverà anche a Madrid e Lisbona e come al solito gli Spiddini non hanno capito nulla. La fine dell'Euro è davvero vicina?
I grandi sconfitti nelle elezioni italiane non sono Mario Monti né Pier Luigi Bersani, ma Angela Merkel: se la crisi Euro è ancora qui, la colpa è solo sua. La sua politica anticrisi ci sta portando verso il disastro.

Angela Merkel è la vera perdente nelle elezioni italiane. Quanto la sua Euro-politica sia sbagliata, nei giorni scorsi è diventato chiaro a tutti. Mi aspetto che questa strada ci porti al disastro.

La sua politica consisteva nel tentare di risolvere la crisi debitoria e di competitività nei paesi del sud Europa con un processo di aggiustamento unilaterale. Grecia, Portogallo, Spagna e Italia, attraverso una politica di austerità garantiscono il rimborso del debito, e spingono verso una politica di riduzione salariale nel settore pubblico che si propaga verso il resto dell'economia. In questo modo si pensava di prendere 2 piccioni con una fava. La speranza era che dopo uno schock breve e acuto, i debiti e i livelli salariali sarebbero tornati in equilibrio. Davvero intelligente, oppure no?

Nei sogni. Né l'economia, né la politica funzionano nel modo in cui ci si immagina in Germania. Economicamente è stata un'analisi molto superficiale, senza considerare le conseguenze devastanti sull'economia complessiva. 

-->

L'Italia si trova in una recessione che si autoalimenta: le banche non danno credito perché non vedono nessuna ripresa, e la ripresa non arriva perché le banche non danno credito. Le imprese nel frattempo pagano interessi del 10 %. Non c'è da meravigliarsi se non investono e se l'economia si contrae. Poiché il PIL è il denominatore nel livello di indebitamento, questo cresce automaticamente quando l'economia si contrae. Cio' significa che il livello di indebitamento continua a salire, sebbene i debiti non crescano. E' chiamata anche trappola del debito. Non se ne esce senza l'aiuto esterno. E piu' ci si dimena, piu' si scivola in profondità.

L'Italia interromperà la politica di austerità

Le conseguenze politiche le abbiamo vissute in diretta questa settimana. Beppe Grillo con il suo movimento anti-Euro oggi è il piu' grande partito del paese. Insieme a Silvio Berlusconi ha condotto e vinto una campagna contro l'Euro e contro Merkel. Non importa quello che succederà politicamente, l'Italia arresterà la sua politica di austerità. Come potrebbe andare diversamente da un punto vista politico? In questo modo viene meno per l'Italia la possibilità di trovare protezione sotto il fondo di salvataggio. Perché l'ESM come condizione imporrebbe ulteriori risparmi. Se in quel momento si dovesse andare alle elezioni, il "Movimento 5 Stelle" di Grillo avrebbe allora la maggioranza assoluta.

Mario Monti è la figura piu' tragica nel dopo elezioni. Il suo errore piu' grande è stato l'accettazione in  maniera acritica delle politiche merkeliane. Avrebbe dovuto insistere su un fondo comune europeo per il rimborso del debito e su di una europeizzazione completa delle banche, compresi i debiti pregressi. E avrebbe dovuto minacciare: in caso diverso, l'Italia è pronta a lasciare l'Euro. Merkel tuttavia sapeva che l'ex commissario europeo, al contrario di Berlusconi, non sarebbe mai andato tanto lontano. E cosi' è stata capace di imporsi tatticamente. Ma non è stata capace di risolvere il problema della crisi. Al contrario.

La rabbia della folla presto toccherà anche il Portogallo e la Spagna.

Da un punto di vista economico il problema italiano puo' essere compreso attraverso un confronto con il Gold standard durante la grande depressione. L'Euro oggi ha il ruolo che allora aveva l'oro, quello di un tasso di cambio fisso. Anche allora gli economisti conservatori sostenevano che i paesi nel gold standard si sarebbero riallineati attraverso aggiustamenti nell'economia reale - al posto dei tassi di cambio, sostituiti da un aggancio permanente all'oro. L'unica via di uscita dalla grande depressione fu l'abbandono del sistema basato sull'oro. In America avvenne nel 1933, in Francia rimase fino al 1936 - con conseguenze economiche disastrose.

Io credo che in Europa avremo un percorso simile. Per mantenere l'Euro sono necessari trasferimenti e aggiustamenti su entrambi i lati, per i quali sia nel sud che nel nord Europa non c'è la maggioranza necessaria. Le politiche di austerità costituivano l'ultima possibilità in questo senso. La rabbia del popolo ha raggiunto l'Italia, e presto o tardi toccherà anche la Spagna e il Portogallo. Anche in Francia ci sono segnali in questa direzione. I greci in questo momento sono un po' storditi, ma anche li' la strategia dell'aggiustamento non sta funzionando politicamente - nemmeno dopo sei anni di recessione.

Merkel  in Germania potrà essere salvata politicamente solo dall'incapacità dei suoi avversari politici di smascherare questa strategia. Del resto sono molto impegnati a sprecare il loro capitale politico nella relativamente poco importante questione degli aiuti finanziari a Cipro.

La dichiarazione poco diplomatica di Peer Steinbrück sui due clown italiani distrae dal fatto che il vero problema non sono Grillo e Berlusconi, piuttosto la sua avversaria politica. Steinbrück aveva la possibilità di attaccarla politicamente e invece fa un altro passo falso che lo allontana dalla questione centrale. La sola consolazione è che Merkel dovrà farsi carico delle conseguenze di una crisi che lei stessa ha creato. La combinazione delle sue politiche e del risultato elettorale italiano hanno drasticamente aumentato le possibilità di un crollo dell'Euro. 

STAATSGEHEIMNIS BANKENRETTUNG

Consiglio l'interessante inchiesta giornalistica (in tedesco e francese) del canale franco- tedesco Arte sui salvataggi bancari degli ultimi anni. 


martedì 26 febbraio 2013

Pizza Quattro Stagnazioni


Bild.de, il quotidiano piu' letto, commenta con ironia il risultato delle elezioni italiane e avvisa: saranno i tedeschi a pagare per l'irresponsabilità degli italiani. Ovvero, come la stampa popolare spiega la crisi Euro all'uomo della strada. 
Ok, il giorno dopo si possono fare una gran quantità di battute sulla follia delle elezioni italiane: Pizza Quattro Stagnazioni! Ma troppa pasta non farà diventare stupidi?

Adesso l'Italia è nei guai!

Ma in verità non c'è da piangere

Un'elezione democratica in una democrazia europea rispettabile dà ad un clown politico invecchiato, con la pelle del viso gonfia come un pallone da calcio, la possibilità di bloccare qualsiasi legge che abbia un po' di senso.

Ora sarà assistito da un secondo e piu' giovane clown, il cui unico programma politico fino ad ora è stato "no a tutto". E il valoroso risanatore, il Presidente del Consiglio Mario Monti che ha fatto riacquistare credibilità al paese in difficoltà, ha preso appena il 10% dei voti. 

Ancora una volta: ogni italiano ha il diritto di votare, se vuole votare. E se alla fine esce un risultato privo di senso, che sia cosi!

Ma una cosa è cambiata, per questo la risata resta ferma in gola: prima si poteva assistere alle capriole politiche degli italiani come si fa con gli scimpanzé allo zoo.

Oggi pero' c'è un'immagine migliore: tutti gli europei siedono sulla stessa barca, remano con tutta la forza contro la tempesta della crisi - ma qualcuno sulla barca apre improvvisamente un buco sul fondo. Semplicemente perché ha un martello.

Diciamocelo: quasi un anno fa in Grecia è successo qualcosa di simile. Una prima elezione parlamentare è finita in pareggio fra i riformatori e le forze anti-riforme. Anche perché in queste condizioni gli altri paesi Euro si rifiutavano di pagare ulteriori miliardi di aiuti. I greci hanno votato ancora una volta, questa volta è stata quella giusta.

Con la nuova maggioranza di governo i paesi Euro hanno potuto fare un accordo e sottoscrivere gli impegni. E poi hanno lasciato che il denaro dei loro contribuenti fluisse verso Atene.

In Italia non siamo ancora in quella situazione. Il paese nell'UE è uno dei pochi che al bilancio comune contribuisce piu' di quanto non riceva. Per adesso non ha avuto bisogno di alcun pacchetto di salvataggio.

Tuttavia: con la "Pizza Quattro Stagnazioni" la crisi Euro si ripresenta in un colpo solo. La sfiducia sui mercati ha colpito da questa mattina anche gli altri paesi in difficoltà, Spagna e Portogallo. La paura è che l'Euro possa tornare a vacillare, perché un paese grande come l'Italia non potrà essere protetto da nessun fondo di salvataggio. 

In breve: gli italiani alle elezioni hanno avuto il loro divertimento. Ma del conto intero, ne pagheranno solo una piccola parte - il grosso saranno gli altri a pagarlo, che naturalmente in Italia non possono votare. 

Su questo l'Europa, almeno quella di oggi, non ha nessuna risposta. Abbiamo bisogno di almeno una.

domenica 24 febbraio 2013

Nuovi rischi tedeschi

Klaus-Peter Willsch, deputato di primo piano della CDU al Bundestag, da sempre critico verso le politiche di salvataggio, torna ad attaccare le politiche europee: la Germania non puo' assumere nuovi rischi per salvare i paesi non Euro. Solo propaganda elettorale a basso costo? Da Handelsblatt.de
L'EU intende creare un fondo di salvataggio anche per i paesi non Euro. La Germania si farebbe carico di un ulteriore rischio miliardario, senza il controllo del Bundestag. 


L'unione debitoria europea assume tratti sempre piu' pericolosi. Inosservati dai media, dalla politica e dall'opinione pubblica, vanno avanti i lavori per la creazione di un "Fondo per l'assistenza finanziaria ai paesi membri la cui moneta non è l'Euro". Dietro questo lungo nome, si nasconde un ESM-ombra per i paesi EU che hanno ancora la loro moneta nazionale. In parole povere: dopo la Grecia, l'Irlanda, il Portogallo, la Spagna e presto anche Cipro e la Slovenia, si dovranno salvare anche stati come la Romania o la Bulgaria. 

A garantire saranno chiamati tutti i paesi europei, quindi anche la Germania. La motivazione non è sorprendente: gli stati dovranno essere aiutati, secondo la proposta della Commissione Europea, "se minacciati o colpiti da una crisi della bilancia dei pagamenti". 

L'assistenza finanziaria dovrà essere fornita sotto forma di un prestito oppure una linea di credito (preventiva): in questo modo per gli stati sarà piu' facile accedere ai fondi. La Commissione avrà la possibilità "di emettere sul mercato dei capitali o presso istituti finanziari obbligazioni in nome dell'Unione Europea". "Le obbligazioni o le linee di credito che potranno essere concesse a uno stato membro sono di un massimo di 50 miliardi di Euro". Manca il respiro. Perchè qui si nasconde un rischio finanziario enorme. 

Al momento nell'UE ci sono 10 stati membri con una valuta diversa dall'Euro: Gran Bretagna, Svezia, Polonia, Rep. Ceca, Lituania, Lettonia, Ungheria, Romania e Bulgaria. Teoricamente ognuno di questi stati potrebbe chiedere 50 miliardi di Euro di aiuti. 

Quando la Croazia, la cui situazione economica è tutt'altro che rosea, dal primo luglio 2013 entrerà a far parte dell'UE, gli stati saranno 11. Si sta costruendo un ESM-ombra. 

Secondo il Governo federale tedesco l'assistenza finanziaria massima per ogni singolo stato membro non dovrebbe superare i 50 miliardi di Euro, ma senza grandi difficoltà e senza una decisione del Parlamento sarà possibile aumentarne l'importo. Nella versione tedesca è scritto testualmente: "I prestiti o le linee di credito che potranno essere accordate ad ogni singolo stato membro sono limitate a 50 miliardi di Euro". 

In una "bozza interna" la relatrice al Parlamento europeo, il deputato polacco Danuta Maria Hübner (PPE), ha aggiunto che altri 60 miliardi di Euro potrebbero provenire dal bilancio dell'Unione Europea. 

E questo è già il primo indizio che i 50 miliardi non saranno il tetto massimo assoluto. L'aumento a leva della somma esistente sarebbe un'altra possibilità. ll regolamento - come già detto - prevede anche un'opzione per l'indebitamento. 

Già nel 2002 con il regolamento Nr. 332/2002 era stata istituita una "balance of payments facility“ (BoP) europea. Sulla base di questo provvedimento si sta ora cercando di costruire un ESM-ombra. Originariamente erano previsti 12 miliardi di Euro, ma nel dicembre 2008 l'importo è stato aumentato a 25 miliardi di Euro. 

Nel maggio 2009 è stato raggiunto un accordo per il raddoppio dell'importo a 50 miliardi di Euro. Anche questo aumento permanente da 12 a 25, e poi fino a 50 miliardi, chiarisce che non è stata ancora raggiunta la somma massima. 

Il FMI si tira indietro dai salvataggi Euro 

Sarà abbastanza facile e non servirà molto tempo per cambiare il provvedimento. Inoltre, non è necessaria la partecipazione dei parlamenti. La domanda determinerà l'offerta. Se sarà necessario del denaro per attaccare gli stati alla flebo europea, allora il limite massimo sarà aumentato. Anche se io non credo che Gran Bretagna, Danimarca e Svezia chiederanno aiuti finanziari. Il recente discorso di Cameron offre pero' dei chiari segnali di tensione fra gli ideologi dell'integrazione e i sostenitori dell'autoderminazione dei popoli europei. 

La Gran Bretagna, ancora oggi il nostro quarto piu' importante partner commerciale, non assisterà senza obiezioni ad ogni ulteriore centralizzazione europea, e fortunatamente, è necessario aggiungere, si opporrà ad ogni nuovo pacchetto di aiuti. 

Alla fine del 2008 è stato distribuito il primo denaro dal fondo BOP: il fondo ha messo a disposizione dell'Ungheria 20 miliardi di Euro. 6.5 miliardi sono arrivati dal bilancio EU, il resto l'hanno portato il FMI (12.5 miliardi di Euro) e la Banca Mondiale (1 miliardo di Euro). 

Poco tempo dopo la Lettonia è stata salvata dal fallimento con 7.5 miliardi di Euro; 3.1 miliardi di Euro sono arrivati dal bilancio dell'Unione Europea, 1.7 miliardi dal FMI; i vicini del nord Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia ed Estonia hanno contribuito con 1.9 miliardi di Euro; la Banca Mondiale con 0.4 miliardi di Euro; altri 0.4 miliardi sono arrivati dalla BERS. 

Nel 2009 è stato accordato un programma di salvataggio di 20 miliardi di Euro per la Romania. Anche in questo caso sono arrivati 5 miliardi di Euro dal "Fondo di assistenza per la bilancia dei pagamenti" dell'Unione Europea; il FMI ha contribuito con quasi 13 miliardi di Euro, a Bucarest un miliardo è arrivato dalla Banca Mondiale, altre risorse sono state messe a disposizione dalla BEI e dalla BERS. 

Un secondo programma di aiuti per la Romania è già stato approvato in via preventiva, ma non ancora attivato. In questo caso è prevista una partecipazione del bilancio EU per 1.4 miliardi di Euro. 

Con l'aiuto di una scappatoia nel regolamento europeo Nr. 332/2002, sono stati messi a disposizione di Ungheria,  Lettonia e Romania, 16 miliardi di Euro dal bilancio EU. Ora i salvataggi potranno andare avanti in grande stile. Se 4 anni fa una richiesta di aiuto poteva essere ancora vissuta come una vergogna, oggi a causa dell'effetto abitudine, nel quarto anno degli "eurosalvataggi" non è piu' così. 

Sotto la copertura del processo di convergenza della competitività, i paesi ancora in salute vengono chiamati a pagare per colmare i deficit degli stati indebitati all'interno e all'esterno dell'Eurozona. E il FMI, che fino ad ora ha sostenuto la parte piu' importante dei 3 pacchetti di salvataggio BOP, parteciperà ai prossimi pacchetti solo "ove possibile". 

La formulazione è stata scelta attentamente, perché il FMI già da tempo si sta ritirando dagli "Eurosalvataggi". Il FMI non sarà piu' disponibile a sostenere per i due terzi un pacchetto di aiuti, come ha fatto con Ungheria e Romania. 

"Dobbiamo ottenere una partecipazione parlamentare" 

Per poter accordare un prestito, la Commissione Europea avrà il potere di emettere obbligazioni sul mercato dei capitali oppure presso istituti finanziari. L'EU si è data un regolamento con il quale potrà scavalcare il suo divieto di indebitamento. Il fondo ESM-ombra si basa sull'articolo 143 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea (AEUV - Vertrags über die Arbeitsweise der Europäischen Union). Dove all'articolo 2 C si dice: 

"Il consiglio concede l'assistenza reciproca (...) L'assistenza reciproca puo' avvenire (...) attraverso la messa a disposizione di crediti in misura limitata da parte degli altri stati membri; per fare questo è necessario il loro accordo". 

Si puo' ammettere che l'art. 143 dell'AEUV contempli la concessione di crediti ai singoli stati membri. Ma anche se si interpreta in questo modo l'art 143 dell'AEUV, e quindi si considera legittima la concessione di aiuti reciproci fra gli stati, resta chiaramente proibito alla EU l'emissione di obbligazioni con questo scopo. Su questo punto ci sono molti studi. Cosi' scrveva nel 2009 il rinomato Centrum für Europäische Politik (Cep): 

"Nel caso in cui l'Unione Europea dovesse sostenere la bilancia dei pagamenti dei paesi membri o di stati terzi attraverso l'emissione di debito, andrebbe oltre le proprie competenze (...) ancora piu' grave è che la UE abbia recentemente aumentato il limite per tali prestiti a 50 miliardi di Euro". 

Il regolamento è contrario al divieto di indebitamento dell'UE ed è chiaramente contrario al diritto. Ma quale scappatoia sarà utilizzata? Si utilizzerà semplicemente l'articolo 352 dell'AEUV. Dove proprio all'inizio è scritto: 

"Nel caso in cui fosse necessaria un'azione dell'Unione in uno degli ambiti definiti dai trattati, per rendere effettivo uno degli obiettivi, e se i poteri necessari non fossero ancora definiti, il Consiglio su proposta della Commissione e dopo un voto del Parlamento Europeo puo' approvare all'unanimità le decisioni del caso". 

Con l'aiuto di un'autorizzazione cosi' generica si puo' naturalmente introdurre di tutto. Una discussione presso la Corte di Giustizia Europea sarebbe opportuna. 

La violazione continua della legge è stata istituzionalizzata. Dopo aver aperto per i paesi Euro con l'ESM la strada verso la messa in comune del debito, adesso anche sugli altri paesi UE si dovrà aprire un ombrello di protezione. Non appena il fondo ESM sarà autorizzato a intervenire direttamente sulle banche, con l'ESM-ombra sarà possibile ricapitalizzare anche le banche bulgare o romene. Tutto questo accade lontano dall'attenzione dell'opinione pubblica europea. 

Sulla Germania graverà un ulteriore e ben nascosto rischio miliardario. La nostra quota di partecipazione all'ESM ombra corrisponde alla nostra quota nel bilancio europeo, pari a circa il 20%. Il fondo ESM-ombra non potrà essere controllato: avrà sede nella scatola nera di Bruessel. Sull'ESM e l'EFSF abbiamo almeno la possibilità di dibattere in Parlamento o in Commissione bilancio, ma con il fondo ESM-ombra non ci sarà permesso. Non solo per motivi di rispetto verso di noi, ma anche in considerazione della posizione della Corte Costituzionale sull'argomento, noi deputati del Bundestag dovremo ottenere un coinvolgimento parlamentare come nell'ESM.

giovedì 21 febbraio 2013

Miliardi tedeschi per l'Europa?


Un gruppo di economisti tedeschi lancia una nuova proposta di unione di trasferimento: senza il denaro dei tedeschi non riusciremo a salvare l'Europa. L'incubo della Transferunion torna a materializzarsi. Da Die Welt.
Basta con i miliardi per i salvataggi Euro? Niente affatto, dicono gli economisti. E lanciano una proposta per trasferire verso Bruessel diversi miliardi di Euro ogni anno. Forse l'ultima via di uscita dalla crisi.

Piu' trasferimenti in Europa attraverso un'imposta sul reddito e un'assicurazione comune contro la disoccupazione - con questa proposta la società di revisione PWC e l'Hamburger Weltwirtschaftsinsitut (HWWI) intendono risolvere i problemi strutturali dell'Eurozona.

"Se vogliamo mantenere l'Europa in vita, dobbiamo mettere mano al portafoglio", ha detto il direttore dell'HWWI Thomas Straubhaar. E' necessario redistribuire ricchezza dai paesi piu' ricchi a quelli piu' poveri, e nel caso di una crisi  dai paesi meno colpiti a quelli piu' colpiti, ha aggiunto il presidente di PWC Deutschland Norbert Winkeljohann.

Secondo le analisi dei ricercatori e dei revisori, le differenze strutturali fra i paesi Euro sono il motivo centrale per cui l'Unione monetaria non riesce a far fronte agli schock economici. Invece di provvedimenti ad-hoc per il salvataggio degli stati in crisi, sarebbe piu' ragionevole costruire un sistema di "redistribuzione graduale".

10 % del reddito imponibile per Bruessel

L'elemento centrale dovrebbe essere un sistema per il trasferimento di diversi miliardi di Euro di imposte sul reddito: ogni paese Euro dovrebbe concettualmente versare il 10% dei redditi imponibili in questo meccanismo. Il denaro ottenuto sarebbe poi redistribuito agli stati in base al numero di abitanti.

La Germania dovrebbe versare circa 200 miliardi di Euro nel sistema e riceverebbe indietro 170 milliardi di Euro, resterebbe un carico netto di 30 miliardi di Euro. La Spagna riceverebbe dal fondo comune 18 miliardi di Euro netti, l'Italia 17 miliardi.

Come trovare i mezzi per finanziare il contributo al meccanismo di trasferimento e come potranno essere utilizzati i fondi ricevuti, resterebbe una decisione dei singoli stati. 

2% per un'assicurazione sulla disoccupazione

Unica eccezione: se un paese viola le regole sul deficit fissate dal Fiskalpakt, dovrà lasciare che il suo bilancio venga approvato da un commissario europeo per gli affari monetari il quale avrà  su di esso un diritto di veto.

Inoltre, per ammortizzare le differenze congiunturali fra i diversi paesi, un'assicurazione europea contro la disoccupazione dovrebbe pagare a tutti i disoccupati dell'Eurozona per almeno un anno il 30 % del reddito medio nazionale.

L'assicurazione dovrebbe essere finanziata con un ulteriore contributo del 2 % del reddito imponibile di ciascun paese. In questo caso la Germania dovrebbe pagare 10 miliardi di Euro netti ogni anno.

Gli autori dello studio sono pienamente consapevoli che un tale sistema di trasferimenti sarebbe altamente impopolare. Ma le alternative alla stabilizzazione dell'Euro sarebbero decisamente peggiori, secondo Straubhaar. "Non bisogna paragonare il paradiso con la realtà, ma la realtà con la realtà".

mercoledì 20 febbraio 2013

La Grecia è la cavia della Troika


Die Zeit intervista Jannis Panagopoulos, leader del sindacato greco: la Grecia per la Troika è solo una cavia su cui testare le politiche economiche di schock. 
Le riforme della Troika si sono spinte troppo avanti, secondo il leader del sindacato greco Jannis Panagopoulos. In un'intervista chiede nuovi miliardi per la ricostruzione del suo paese.

ZEIT: Herr Panagopoulos, il suo sindacato ha proclamato un nuovo sciopero generale per mercoledi - sebbene la Grecia negli ultimi tempi abbia fatto alcuni progressi. Come puo' giustificare questa decisione?

Panagoupolos: Protestiamo contro il mancato rinnovo di 42 contratti di categoria che coinvolgono 400.000 lavoratori nell'economia privata. I contratti semplicemente non vengono piu' rinnovati. Vogliamo protestare anche contro l'abolizione dei contratti collettivi nazionali e la riduzione del 22 % del salario minimo, che nel frattempo è sceso a 586 € lordi al mese. In Grecia non c'è piu' un diritto del lavoro, come lo conosciamo dagli altri paesi europei.

ZEIT: Che cosa significa per i lavoratori?

Panagopoulos: La disoccupazione ufficialmente ha raggiunto il 27 %. In realtà è già oltre il 30%: durante la crisi è esploso il lavoro nero e quello non assicurato. Inoltre i redditi da lavoro sono scesi drasticamente. Considerando la riduzione delle detrazioni fiscali e gli aumenti delle tasse per i lavoratori, i redditi da lavoro nel settore privato e pubblico sono crollati del 50 %.

ZEIT: Ci puo' dare un esempio rappresentativo?

Panagopoulos: Lo stipendio per gli autisti di Bus un tempo era di 1500 € netti, ora è sceso a 750 €.

ZEIT: Quali sono le vostre richieste?

Panagopoulos: Che il salario minimo torni ad essere di almeno 751 € lordi al mese. Che il diritto del lavoro europeo sia applicato anche nel nostro paese. Anche se i salari sono scesi in maniera massiccia, la competitività della Grecia non è cresciuta. Al contrario, su questo punto il nostro paese è in ritardo persino rispetto ad alcuni paesi africani.

ZEIT: Il vostro sciopero generale è il 34esimo dall'inizio della crisi. E' necessario che le chieda che cosa avete ottenuto con i 33 scioperi precedenti.

Panagopoulos: Abbiamo evitato che i tagli salariali fossero ancora piu' forti. E abbiamo guadagnato tempo. Ho conosciuto i tecnocrati della Troika e constatato che hanno intenzione di fare altri tagli. Per loro la Grecia è solo una cavia. La Troika crede al dogma dello schock - per l'economia e per la società. Il problema è: i tecnocrati sanno molto bene come si fa a tagliare i salari e le pensioni. Ma non hanno idea di come si facciano scendere i prezzi. Il costo della vita in Grecia è ancora molto alto, la Grecia è un paese ancora costoso. Il risultato è che il greco non puo' nemmeno pagare le proprie tasse. Non perché non vuole, ma perché non lo puo' fare.

ZEIT: Le sue posizioni sono state almeno comprese dal governo di Atene, guidato dal presidente conservatore Antonis Samaras?

Panagopoulos: Per niente. Cadute nel vuoto. Fino ad ora non ci siamo mai incontrati. Non dipende da me. Si immagini: come leader del sindacato greco nel frattempo mi sono incontrato con Angela Merkel, ma fino ad ora mai con il Primo ministro del mio paese, in carica da giugno.

ZEIT: Che cosa pensa di fare? Continuare con le proteste oppure intensificarle?

Panagopoulos: Continueremo a lottare. Sono perse solo le battaglie per le quali non si combatte. Non sto dicendo che vinceremo. Da soli non ce la possiamo fare. Abbiamo bisogno di una soluzione politica. Abbiamo bisogno di un piano Marshall per la Grecia e l'Europa del sud.

ZEIT: A suo avviso dovrà essere il contribuente tedesco a  pagare per i greci?

Panagopoulos: Il contribuente tedesco non dovrà pagare, dovrà investire. E' un investimento nel futuro dell'Europa unita. Proprio come gli americani hanno fatto dopo la seconda guerra mondiale con gli europei. Senza solidarietà l'Europa non ha futuro. 

Flassbeck: gli economisti tedeschi ci sono o ci fanno?


Heiner Flassbeck, grande economista tedesco, da sempre critico verso la politica economica di Berlino, dal suo blog ironizza sugli economisti tedeschi che accusano di mercantilismo la Francia: ci sono o ci  fanno?
Gli economisti tedeschi sono capaci di tutto. Ieri avevo appena finito di scrivere il mio commento sulla congiuntura citando la dichiarazione davvero geniale del nostro ministro dell'economia Roesler: "rifiuto la svalutazione dell'Euro, ma considero decisiva la battaglia per la competitività". Pensiero immediatamente superato da quello degli esperti economici intervistati da FAZ sul tema.

"La proposta nasce dal tipico pensiero mercantilista di provenienza francese", ha dichiarato il membro del Consiglio dei saggi Lars Feld alla FAZ. La BCE dovrebbe fare attenzione a non seguire il suggerimento di Hollande, sempre secondo l'esperto.

Alla base del mercantilismo, secondo Wikipedia, c'è il perseguimento di un surplus nel commercio estero mediante una pressione esercitata sui lavoratori. "I lavoratori e i contadini dovevano vivere sulla soglia di povertà affinché i beni potessero essere prodotti a buon mercato.  L'obiettivo era la massimizzazione della produttività: il consumo e il piacere dei lavoratori non erano presi in considerazione. Se con un duro lavoro riuscivano ad avere il minimo necessario per il sostentamento, si era allora certi di raggiungere la produzione massima. Salari piu' alti, tempo libero e istruzione per le classi inferiori avrebbero portato al vizio, alla pigrizia e causato danni economici".

I francesi sono dei mercantilisti! La Germania ha ridotto i salari (in rapporto alla produttività) piu' di ogni altro paese, fatto che ha portato con sé una forte svalutazione reale. In Germania la domanda interna è cresciuta molto meno che in ogni altro paese industriale e la Germania ha accumulato avanzi commerciali con l'estero piu' di ogni altro paese nel mondo: ma sono i francesi ad essere mercantilisti.

Mancano le parole. E uno si chiede: è possibile che qualcuno pagato come professore possa fare tutto questo solo per ignoranza?

Aggiungo un testo scritto da me in passato e pubblicato da WSI con il titolo "Mercantilismo globalizzato":

"La Germania è di nuovo in piedi e la Francia non riesce piu' a capire il mondo. Tutta la Francia si chiede: che cosa abbiamo fatto di sbagliato negli ultimi anni tanto da perdere la battaglia economica sul Reno e da un giorno all'altro aver ricevuto dalla Germania il testimone di malato d'Europa. Il mondo si chiede di nuovo, o meglio, si dovrebbe chiedere, come è possibile che il peggior paese fra quelli ad alto salario, socialmente provato, considerato il fanalino di coda e il perdente della globalizzazione, sia risorto come una fenice dalle ceneri dell'economia europea? Dov'è la spiegazione? Dov'è lo specchio che chiarisce le relazioni d'insieme? E' stato Hartz IV? Sono state le numerose riforme? E' stata una scossa che finalmente ha risvegliato la società addormentata?

La risposta è semplice, ma nessuno la vuole ascoltare. E' andata cosi', come accade sempre quando un paese improvvisamente torna a volare ad altezze molto elevate. E' stato come in Svezia e in Gran Bretagna all'inizio degli anni '90, o come in Irlanda alla metà degli anni '80, come in Olanda all'inizio degli anni '80 o come in Finlandia dopo la caduta della cortina di ferro. E in fondo è andata come in Cina dopo il 1993, o in molti altri paesi asiatici dopo la grande crisi finanziaria, come in Giappone o in Svizzera all'inizio del decennio o come in Argentina dopo il crollo del 2001. Tutti questi paesi hanno qualcosa in comune: hanno svalutato drasticamente la loro moneta, prima che il boom iniziasse. O meglio, bisognerebbe dire che hanno fatto una svalutazione reale, migliorato la loro competitività internazionale, non importa se con il tasso di cambio oppure con il dumping salariale.

Questa spiegazione, lo so, non piace a tutti. I non economisti non la amano, perché non la capiscono e preferiscono storie piu' comprensibili. Che cosa significa "eliminare le rigidità strutturali" sarà chiaro a tutti coloro che almeno una volta hanno provato a rimuovere dal rubinetto dell'acqua le incrostazioni di calcare. Che la politica per il miglioramento della propria competitività abbia effetti internazionali, vale a dire la perdita di competitività altrove, viene semplicemente rimosso secondo il motto: il mondo è globalizzato, e cio' minaccia il nostro benessere. Poiché noi siamo sulla difensiva, nessuno ci potrà accusare se cerchiamo di resistere.

Il 99% degli economisti apprezzano questa spiegazione ancora meno. I neoclassici fra loro amano parlare della libertà di movimento dei risparmi, che non puo' essere limitata. Gli illuminati sostengono che i paesi non dovrebbero essere in competizione fra loro, perché la competizione non è una categoria macroeconomica. I sostenitori radicali del mercato sottolineano invece che la competizione fra paesi è necessaria quanto quella fra le imprese e che il risultato finale sarà superiore per tutti. I pragmatici fanno notare che la Germania in precedenza (a causa della riunificazione) aveva un cambio sopravvalutato e che negli ultimi anni ha solo fatto una correzione. Quelli ispirati dalla storia, dicono invece che il mercantilismo è stato superato già da molto tempo.

Perché preoccuparsi delle statistiche quando si hanno degli argomenti cosi' chiari? Le partite correnti tedesche ancora nel 1999 erano in deficit per 27 miliardi di dollari. Nel 2006 l'avanzo era di 160 miliardi di Euro dollari, con una tendenza crescente. La Francia nello stesso periodo ha trasformato un avanzo di 42 miliardi di dollari in un deficit di 45 miliardi. Tutti i paesi sopra indicati dopo il miglioramento della loro competitività hanno ottenuto degli avanzi commerciali. Poiché le partite correnti mondiali sono necessariamente in pareggio, questi paesi hanno spinto gli altri in una situazione di deficit sistematico e hanno migliorato la loro posizione grazie a una politica mercantilista. 

Sarebbe un bel tema per il vertice G-8: quanto è esteso il pensiero mercantilista nel mondo e che cosa si puo' fare contro di esso? Se si discute del ruolo della Cina nel mondo, siamo tutti buoni ad accusare. Perché invece per una volta non interroghiamo sistematicamente i paesi in surplus e chiediamo loro come hanno fatto in poco tempo a raggiungere un avanzo cosi' grande?"

martedì 19 febbraio 2013

Maggioranze mediterranee


Hans Werner Sinn torna a chiedere un cambio di rotta radicale nella politica europea della Germania e rilancia un suo tradizionale cavallo di battaglia: c'è bisogno di una banca centrale che possa e sappia tutelare gli interessi tedeschi. Da CesIFO-group.de
La minaccia della Gran Bretagna di abbandonare l'Unione Europea è un segnale di allarme politico ed economico. La Germania dovrebbe avviare un'iniziativa di riordino della EU che possa rafforzare l'idea di sussidiarietà - per consentire ai britannici di restare.

Molti politici a Bruessel e a Parigi, ma anche a Berlino, hanno reagito deridendo le posizioni di David Cameron: far votare il suo popolo sull'adesione all'UE. Non sarà cosi' facile risolvere la questione. La Gran Bretagna è ancora il paese europeo piu' influente nel mondo e la decisione di Cameron cambierà l'Europa.

Il primo ministro britannico non ha fatto questo passo di sua iniziativa.  La vera causa è stata la   decisione di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie a livello europeo. Si puo' pensare cio' che si vuole di questa tassa. E' un provvedimento sciocco la cui utilità non è chiara - ma rappresenta una puntura di spillo nella carne viva dei britannici. Lasciare che la Gran Bretagna esca per questa ragione sarebbe un errore non trascurabile. Coloro che hanno spinto per la sua introduzione, sapevano che in questo modo avrebbero irritato la Gran Bretagna, ma l'hanno fatto ugualmente mettendo a rischio il progetto europeo. Non a caso Cameron ha tenuto il suo discorso sull'uscita il giorno dopo che la decisione di introdurre la tassa è stata approvata dalla  maggioranza dai paesi EU.

C'erano voluti due tentativi prima che la Gran Bretagna nel 1973 diventasse finalmente membro della Comunità europea. Il primo tentativo era fallito nel 1963 per il veto della Francia. La Germania era stata allora convintamente a favore: nell'ingresso dei britannici vedeva un mezzo per bloccare le intenzioni mercantiliste dei francesi e ridurre i rischi per l'industria tedesca. Inoltre era chiaro che senza la Gran Bretagna l'EU non sarebbe mai stata in grado di occupare nel mondo la posizione politica a cui ambiva. Da allora è stata ferma intenzione della Germania coinvolgere quanto piu' saldamente possibile la Gran Bretagna nel progetto di integrazione europeo. Oggi tutto cio' non vale piu'?

Il ministro degli esteri francese Fabius, con una certa malizia, facile da capire, ha annunciato: "non cercheremo di trattenere i britannici se intendono andarsene". E' incomprensibile invece  che il Ministro degli esteri tedesco, con la sua accusa di "cherry picking", si sia unito al coro dei critici. Angela Merkel al contrario, con la sua offerta ai britannici di una trattativa sui negoziati,  è stata molto piu' intelligente. 

Cameron ha sostanzialmente ragione. Nell'EU e nell'Eurozona c'è qualcosa di sbagliato. Il principio di sussidiarietà sottoscritto con il trattato di Maastricht, di fatto viene violato in continuazione.  La EU regolamenta in troppi ambiti per i quali non dovrebbe essere responsabile, e per i quali non esistono esternalità transfrontaliere. L'eliminazione delle lampadine a incandenscenza, le regole per la curvatura dei cetrioli e piu' recentemente gli sforzi per privatizzare l'acqua, che per motivi puramente tecnici non puo' essere un ambito in cui si esercita la concorrenza, sono solo alcuni esempi di una lunga lista di abusi di potere privi di ogni senso economico. Allo stesso tempo la BCE si muove in contrasto con le regole del trattato di Maastricht sul finanziamento agli stati, abusando del suo ruolo per attuare misure di natura fiscale, che secondo il precedente capo economista della BCE Otmar Issing non hanno piu' nulla a che fare con la politica monetaria. 

E' un errore perseguire l'unità politica europea attraverso un ulteriore approfondimento della zona Euro. Paesi importanti come la Gran Bretagna, la Svezia e la Polonia non appartengono alla zona Euro e a causa della socializzazione dei debiti non vi prenderanno parte per un lungo periodo di tempo. Sono pero' una parte dell'Europa come Cipro, Malta o la Grecia.

Se misurato secondo il diritto di voto nel consiglio BCE, il baricentro geografico dell'Eurozona è nel bacino mediterraneo.

L'Eurozona sembra quasi l'unione monetaria latina che nel diciannovesimo secolo si estendeva dalla Francia fino alla Grecia, e che allora causo' tre fallimenti statali. La Germania deve subordinarsi alle maggioranze mediterranee. L'impotente protesta dei presidenti Bundesbank Axel Weber e Jens Weidmann e quella del precedente capo economista BCE Jürgen Stark lo mostrano molto chiaramente.

Chi intende raggiungere l'unità europea attraverso una piu' stretta cooperazione nell'Eurozona, spinge la Germania in una posizione marginale - e divide l'Europa. Per questa ragione è arrivato il momento di ripensare radicalmente la politica europea tedesca. Durante il suo cammino l'EU ha perso di vista l'obiettivo di fondo. Non sappiamo dove il viaggio ci sta portando, ha sostenuto Cameron. In queste circostanze si dovrebbe veramente accelerare il passo? Non sarebbe meglio fare una pausa, riflettere e tornare all'ultimo bivio, e provare a imboccare un'altra strada?

La Germania dovrebbe prendere sul serio Cameron e insieme a Gran Bretagna, Francia e agli altri stati EU, sviluppare un'iniziativa per ridisegnare l'Europa. Un percorso che possa portare all'Europa piu' pace, libertà, unità e prosperità, molto piu' di quanto non accada con il corso attuale. 

David Cameron ha fondamentalmente ragione: c'è qualcosa che non va nell'EU e nella zona Euro.

domenica 17 febbraio 2013

Dov'è finita l'economia sociale di mercato?

"Ausgeliefert!" - L'inchiesta di ARD documenta le condizioni dei lavoratori interinali nei magazzini Amazon.de. Migliaia di migranti europei provenienti dai paesi in crisi lavorano sotto la minaccia di un licenziamento immediato e controllati da una security di estrema destra. Dov'è finita l'economia sociale di mercato? La politica cosa puo' fare?  Da FAZ.net
Mercoledi sera ARD ha raccontato una storia toccante sui lavoratori interinali del gigante internet Amazon.de. Un modello di business basato sull'intimidazione e il sospetto.

Che cosa succede quando in un sistema tutti hanno degli svantaggi ed è solo una parte ad avere dei vantaggi? Dovrebbe restare com'è, oppure essere cambiato? Sembrerebbe una domanda abbastanza facile. Come è possibile allora che un'azienda come Amazon sia l'unica ad avere benefici dalle regole in vigore, senza che nessuno faccia nulla? Perché le cose vanno in questo modo, non è stato possibile capirlo neanche dalla trasmissione di mercoledi' sera della ARD. E cio' non dipende dal rifiuto della società di rispondere alle domande - in questo caso non c'è bisogno di porle. Il reportage "Ausgeliefert!" sui lavoratori interinali presso Amazon.de ha mostrato chiaramente cosa si nasconde dietro la facciata del gigante Internet. Con un fatturato di 6.5 miliardi di Euro controlla almeno il 20% del commercio on-line e nella stessa grandezza d'ordine il mercato dei libri.

Da un punto di vista economico non dovrebbe essere molto importante il luogo dove compro le scarpe o i libri. Alla fine ci dovrà sempre essere un compratore ad ordinare questi prodotti. Con i proventi si dovranno pagare i salari, i contributi sociali e le tasse. Il resto è il profitto dell'impresa. In una "economia sociale di mercato" tutte le parti alla fine dovrebbero avere un vantaggio. E in essa nessuno dovrebbe lavorare sotto intimidazione. Ora: perché Amazon ha bisogno di un'azienda per la sicurezza chiamata H.E.S.S.? I lavoratori di questa azienda provengono dall'estrema destra e nel filmato minacciano i giornalisti della ARD. Forse perché il modello di business di Amazon puo' essere garantito solo in questo modo?  Tutto cio'  non ha molto a che fare con l'economia sociale di mercato.

L'intimidazione come modello di business

Entrambi gli autori dell'inchiesta, Diana Löbl und Peter Onneken, lo hanno descritto chiaramente; l'intimidazione da Amazon è un modello di business. L'azienda in Germania ha 7 centri di distribuzione nei quali sono impiegati sopratutto lavoratori interinali. La catena di intimidazione inizia già nelle fasi di reclutamento nei loro paesi europei di origine. Invece del promesso rapporto di lavoro diretto con l'azienda Amazon.de, prima dell'inizio del contratto entra in gioco un'azienda di lavoro interinale dal nome „Trenkwalder Personaldienste GmbH“. "Per Trenkwalder l'uomo è al centro - questo è il punto fondamentale in un rapporto di fiducia e collaborazione con i lavoratori e i clienti", cosi' racconta l'impresa sulla sua home page aziendale. Che cosa significa? Hanno offerto all'insegnante di arte spagnola Silvina un contratto di lavoro - con condizioni peggiorative. Nel centro Amazon di Bad Hersfeld i lavoratori vengono alloggiati in una struttura turistica in stato di insolvenza. Almeno qualcuno puo' gioire: secondo il racconto del Hersfelder Zeitung del 15 dicembre 2012, il liquidatore del parco turistico sarebbe molto soddisfatto per "tutta questa liquidità inaspettata".

Che cosa significhi questa bella storia per i lavoratori a tempo, i giornalisti lo raccontano in un'atmosfera carica di immagini dense. Hanno cio' di cui il buon giornalismo ha bisogno: tempo. Hanno affittato una stanza nella struttura turistica e sono riusciti a descrivere la reale situazione dei "lavoratori migranti" europei. Un concetto che normalmente viene utilizzato per le condizioni di lavoro cinesi. Ma di fatto non c'è molta differenza con il modello di sviluppo di Amazon. Il sud e l'est Europa sono come le province agricole e povere della Cina. Dalla sistemazione, al trasferimento in bus, fino alla sorveglianza da parte delle società di sicurezza: migliaia di lavoratori vengono degradati a meri oggetti. Sono utilizzati per un solo scopo: assicurare il successo commerciale di Amazon.

Un piccolo ingranaggio in questa macchina

Questi lavoratori migranti non rappresentano il classico lavoratore dipendente, come formulato nei libri sull'economia sociale di mercato, con diritti e doveri. Sono solo "un piccolo ingranaggio in questa macchina", come descritto dall'insegnante di arte spagnola. H.E.S.S. è onnipresente - e l'intimidazione funziona come descritto dai lavoratori: "Questa è casa nostra, queste sono le nostre regole e voi dovete fare quello che noi vi diciamo". E il principio arriva, ben documentato, fino alla violazione della propria sfera privata. Chi si oppone, deve fare i conti con i licenziamenti. Un funzionario Ver.di (sindacato) ha descritto le conseguenze di questa cultura della minaccia e della sfiducia istituzionalizzata: "loro", i lavoratori migranti, "non dicono nulla, tengono la frustrazione dentro di loro". Hanno bisogno del denaro e sperano in un'assunzione a tempo indeterminato. Questa speranza è ingannevole e finisce come nel caso di Silvina con il licenziamento poco prima di Natale.

"Non sono d'accordo con questo lavoro da schiavi", cosi' ha detto ai giornalisti uno dei guidatori di autobus che ogni giorno si occupa del trasferimento dei lavoratori. Ma anche lui è solo un piccolo ingranaggio in questa macchina Amazon. L'azienda è il piu' grande beneficiario, i suoi scagnozzi sono Trenkwalder, CoCo Job Touristik Gmbh e Co e la società di sicurezza H.E.S.S. Amazon è conosciuta per la sua contabilità creativa e per aver registrato solo perdite nei suoi affari in Germania. Questo danneggia non solo lo stato tedesco, ma tutti  i concorrenti che si comportano in maniera corretta nei confronti dei loro dipendenti. 

E' stata la politica ad aver reso possibile questa macchina

Da un punto di vista economico non ci sono grandi guadagni:  i libri si possono comprare presso la libreria locale. Non è stata Amazon a creare questa macchina, ma la politica tedesca. E' stata lei a rendere possibile in Germania i lavoratori migranti sul modello cinese. Perchè sia andata in questo modo, nella trasmissione di mercoledi di ARD non è stato chiarito. Ma la domanda è  superflua. La politica puo' cambiare la situazione - iniziando già da oggi.

Chi di austerity ferisce, di austerity perisce


I dati in arrivo dall'economia tedesca ci dicono che l'austerity sta avendo un effetto molto negativo anche sulla principale economia dell'Eurozona. Il ramo inizia a scricchiolare sul serio. Da jjahnke.net

Andamento del PIL in rapporto trimestre precedente (Fonte: Statistisches Bundesamt)

Secondo l'ultimo comunicato dell'Ufficio federale di statistica il PIL tedesco nel quarto trimestre è sceso dello 0.6 % rispetto al trimestre precedente (dati destagionalizzati).

Sviluppo del PIL tedesco (dati destagionalizzati) in rapporto al trimestre precedente e allo stesso periodo dell'anno precedente

Di particolare interesse: gli investimenti netti, in calo già dal secondo trimestre del 2011, secondo i dati pubblicati, hanno continuato la loro discesa anche nel quarto trimestre 2012. 

Investimenti netti in Germania (Fonte: Statistisches Bundesamt)

Altri dati dell'ufficio di statistica confermano per il quarto trimestre 2012 un forte calo del fatturato dell'industria tedesca e una riduzione delle vendite al dettaglio.

Andamento delle vendite al dettaglio

Nel confronto internazionale lo sviluppo dell'economia tedesca non è particolarmente favorevole.

Andamento del PIL in rapporto al trimestre precedente (Fonte Eurostat)

Anche l'export sta rallentando, nonostante gli "Hurrà" che arrivano dalla politica. L'ufficio federale di statistica ha titolato cosi' il comunicato sull'andamento dell'export nel 2012: "+3.4 % sul 2011 - esportazioni e importazioni raggiungono nuovi livelli record". I media hanno rilanciato con molto piacere la buona notizia. In realtà, sono dati del passato. Rispetto al mese di dicembre dello scorso anno c'è stato un calo di quasi il 7%. 

Andamento dell'export in rapporto allo stesso mese dell'anno precedente (Statistisches Bundesamt).

Le importazioni tedesche si sono sviluppate in maniera ancora peggiore. Dall'Eurozona rispetto allo stesso mese dell'anno precedente sono scese di quasi il 6.8%. La Germania in questo modo è sempre di piu' l'opposto della famosa locomotiva d'Europa.

Andamento dell'import in rapporto allo stesso mese dell'anno precedente (Fonte: Statistisches Bundesamt)

Anche l'andamento dell'occupazione ristagna dalla metà dello scorso anno.

Andamento dell'occupazione rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (Statistisches Bundesamt)

Nei dati sull'evoluzione della disoccupazione le statistiche potrebbero ingannare. Solo il 58 % dei 5.4 milioni beneficiari di sussidi di disoccupazione nel 2013 è stato ufficialmente segnalato come disoccupato. Sei anni prima la percentuale era del 65%. 

Percentuale di beneficiari di sussidi di disoccupazione contabilizzati come disoccupati (parte blu). Bundesagentur fuer Arbeit)

Nonostante tutti gli accorgimenti utilizzati per rendere piu' belli i dati (i disoccupati da piu' di 12 mesi con oltre 58 anni di età non vengono considerati nel numero dei senza lavoro), la disoccupazione cresce dall'ottobre 2012.

Andamento della disoccupazione rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (Fonte: Bundesagentur fuer Arbeit)

giovedì 14 febbraio 2013

Imprenditori in povertà


Le statistiche tedesche mostrano un boom di imprese individuali: rinnovato spirito imprenditoriale, oppure lavoro  precario a basso costo in outsourcing? Da Der Spiegel.
Sempre piu' tedeschi decidono di mettersi in proprio, lavorando pero' come imprenditori singoli senza dipendenti - secondo uno studio negli ultimi 10 anni sono aumentati di circa il 40 %. Il numero riflette un nuovo spirito imprenditoriale in Germania? Oppure una politica anti-sociale?

Nessun capo, nessun orario di lavoro fisso, e un buon reddito - per un lungo periodo la vita dell'imprenditore è sembrata allettante. Il loro numero è cresciuto fra il 2000 e il 2011 di 800.000 unità raggiungendo i 2.6 milioni, come mostra uno studio appena pubblicato dal Deutsche Institut für Wirtschaftsforschung (DIW).

Secondo lo studio la crescita è da ricondurre principalmente al numero di ditte individuali, vale a dire lavoratori autonomi senza dipendenti. Il loro numero negli ultimi 10 anni è cresciuto del 40%. "Il motivo principale è stata la politica di promozione che i centri per l'impiego hanno fatto", ci dice Karl Brenke, esperto del mercato del lavoro presso DIW. Gli uffici del lavoro fra il 2003 e il 2006 con il programma "Ich-Ag" (finanziamenti ai disoccupati per la creazione di un'impresa) e con le altre sovvenzioni ai senza lavoro avrebbero contribuito alla crescita del numero di lavoratori indipendenti.

Oltre agli incentivi, secondo lo studio, hanno avuto un ruolo importante i cambiamenti nel mercato del lavoro - sono cresciuti infatti i lavori che le aziende hanno dato in outsourcing, trasferiti a lavoratori autonomi: "Non è certo una modernizzazione, piuttosto una segmentazione del mercato del lavoro che non ha solo caratteristiche positive", secondo Brenke. "Soprattutto se si considerano i redditi e gli sviluppi nel tempo".

I risultati dello studio DIW hanno suscitato reazioni molto diverse nel mondo politico - a seconda dell'area di appartenenza. "L'aumento dei lavoratori indipendenti osservato da DIW deve essere accolto positivamente. Se gli imprenditori intendono avviare un'attività imprenditoriale è un bene per la comunità e rafforza il nostro sistema di sicurezza sociale", ci dice Joachim Pfeiffer, portavoce economico del gruppo parlamentare CDU/CSU al Bundestag. "Molti fondatori di imprese in seguito riescono a creare  nuovi posti di lavoro".

In realtà solo una piccola parte dei nuovi imprenditori riesce a farlo: "Dopo 5 anni si puo' dire che solo il 10% dei lavoratori autonomi è riuscito ad assumere lavoratori", sostiene Brenke. Una percentuale maggiore lascia il lavoro autonomo per tornare ad essere dipendente - per Brenke un indizio del fatto che molti imprenditori individuali hanno scelto di fondare un'impresa individuale solo per questioni di necessità e non perchè avevano una buona idea.

"La forte crescita dei lavoratori indipendenti è una diretta conseguenza dell'agenda politica rosso-verde e della sua continuazione sotto il governo giallo-nero", dice Sarah Wagenknecht, vice presidente della Linke. Anche l'etichetta di lavoro indipendente non puo' nascondere che si tratta di lavoro precario con uno stipendio molto basso. "Queste persone vivono senza un'assicurazione sociale: povertà in vecchiaia e rovina finanziaria in caso di malattia sono inevitabili". 

Secondo i calcoli DIW la retribuzione oraria media di un imprenditore individuale è di 12.7 € lordi all'ora, inferiore a quella di un dipendente. Molti lavoratori autonomi non guadagnano a sufficienza per potersi garantire il sostentamento. Secondo uno studio dell'Instituts für Arbeitsmarkt - und Berufsforschung (IAB) dello scorso anno, il 12.5 % dei lavoratori autonomi resta sotto la soglia di povertà dei 925 € al mese lordi. E secondo i calcoli attuali del DIW, il 10% delle imprese individuali guadagna in media solo 800 € lordi al mese. 

La Bundesagentur für Arbeit (BA) sostiene finanziariamente il lavoro autonomo, attualmente 127.000 imprenditori percepiscono un'integrazione al reddito sotto forma di Hartz IV (Aufstocker). "Deve essere considerato positivamente il fatto che  sempre piu' persone abbiano il coraggio di diventare indipendenti", dichiara Frank-Jürgen Weise, direttore della BA. "Vedo invece in maniera molto critica l'aumento dei lavoratori autonomi che non possono vivere del loro reddito e per questo sono costretti a chiedere allo stato un sostegno al reddito". Bisognerebbe chiedersi se questo modello economico puo' essere sostenibile nel lungo periodo.