mercoledì 7 dicembre 2016

Non possiamo essere d'accordo

Ricevo da Claudio e molto volentieri pubblico: Marco Politi, giornalista e autore italo-tedesco, su Der Spiegel scrive una lettera aperta al ministro Schäuble per spiegare le ragioni del suo NO al referendum. L'endorsement del ministro tedesco non ha portato bene, per l'ennesima volta il leader sponsorizzato da Berlino ha perso. Grazie Claudio per l'ottima traduzione!


Wolfgang Schäuble ha consigliato agli Italiani di approvare la riforma costituzionale di Matteo Renzi. Ciò provoca il disappunto del giornalista italiano Marco Politi che in una lettera aperta illustra per quale motivo rigetta la riforma.

Onorevole Ministro Schäuble,


anche Lei, come in precedenza aveva fatto il Presidente Obama, si è recato in pellegrinaggio nelle vesti di uno dei tre Re Magi nella grotta della nostra riforma costituzionale, per dire agli Italiani cosa avrebbero dovuto scrivere domenica sulla scheda elettorale. Molti Italiani e molti miei colleghi giornalisti hanno percepito come un bizzarro atto di intromissione il fatto che Lei il martedì precedente in una tavola rotonda organizzata a Berlino avesse detto: “Se potessi, la voterei”, voterei cioè in favore di Matteo Renzi, voterei SÌ, voterei la riforma costituzionale.


A me preme in modo particolare appellarmi a ciò che unisce noi due: sia io che Lei siamo cittadini europei. Entrambi abbiamo una madre tedesca. Anch'io, come Lei, ho trascorso la mia gioventù in Germania e lì ho vissuto da vicino i valori di cui i Tedeschi vanno giustamente orgogliosi: responsabilità, onestà e senso civico. Ma allora per quale motivo consiglia a noi Italiani qualcosa che Lei e i suoi concittadini – di questo ne sono certo – rifiutereste? 

In Germania avete un Senato, il Consiglio Federale, in cui i Presidenti delle Regioni prendono le decisioni e si delibera ciò che i rispettivi Consigli Regionali ritengono appropriato – per me un esempio calzante di autonomia delle Regioni. Perché allora deve suggerire proprio a noi Italiani un tipo di Senato del quale farebbero parte, in seguito alla riforma costituzionale di Renzi, i consiglieri regionali e i sindaci, i quali si recherebbero occasionalmente a Roma, per poi decidere a loro piacimento, senza essere vincolati ad alcun mandato del proprio partito o della propria Regione?

A ciò si aggiunge il fatto che questa congrega raffazzonata e raccogliticcia di senatori godrebbe anche dell'immunità parlamentare, cioè non sarebbero penalmente perseguibili, né per ciò che concerne la loro attività in Senato né per tutto ciò di cui sono responsabili a livello locale. Lei in Germania darebbe il benestare a un tale sgorbio giuridico? E sarebbe disposto ad accettare che il governo Renzi diffondesse menzogne affermando che grazie a tali modifiche sarebbe possibile risparmiare 500 milioni di euro quando in realtà si tratta di meno di 60 milioni?

In questi giorni ho ripreso in mano la Costituzione tedesca e me la sono riletta. È formulata in modo chiaro e comprensibile al pari della nostra. C'è invece qualcuno in Germania che si è preso la briga di leggere la riforma di Renzi? In quel caso gli sarebbe saltato agli occhi che i paragrafi di cui è composta risuonano aridi e sono redatti in un orrendo italiano burocratico.

Modificare la Costituzione può in taluni casi risultare necessario e auspicabile. Di conseguenza tale possibilità è contemplata in ogni Costituzione che si rispetti. In tali circostanze è però necessario procedere con la massima cautela. In Italia, sotto la responsabilità di Matteo Renzi, a mio giudizio ciò non è avvenuto. Al contrario, domenica verremo sottoposti ad un'accozzaglia di ben 45 modifiche costituzionali alle quali sarà impossibile dare il nostro assenso votando SÌ.

Lei, onorevole Ministro delle Finanze, vive in un Paese che ha imparato il Federalismo e che lo mette in pratica in modo convincente. Perché nella nuova Costituzione italiana – a parte la divisione delle competenze tra Stato e Regioni – dovrebbe esserci anche una clausola per la “difesa dell'interesse nazionale” che consentirebbe a Roma di decidere se, ad esempio, nella cittadina medievale di Otranto in Puglia debba essere costruito o meno un porto per gli ormeggi degli yacht?

Sentenze che vengono pronunciate quando i fatti sono caduti in prescrizione ormai da tempo

Probabilmente Lei potrà anche essere d'accordo con me su alcuni di questi punti sollevati ma certamente obietterà che rappresenta un ”interesse politico” del suo governo il fatto che Matteo Renzi mantenga il potere a Roma. Sarei molto curioso di capire meglio la natura di questo interesse.

A me sembra che l'attuale governo italiano sotto molti aspetti non sia conforme agli standard europei. In un Paese in cui la somma dell'evasione fiscale ammonta tra i 180 e i 270 milioni di euro, sono in molti ad avere problemi con un Primo Ministro che nel suo discorso d'insediamento di quasi tre anni fa non ha fatto alcun cenno su come volesse debellare questa piaga. Un premier che demonizza l'operato dell'Agenzia delle Entrate (ovviamente poco amata ovunque) e che prima del referendum ha promesso di “rottamarla”, per poi in fin dei conti limitarsi solamente a cambiarle nome.

A me questo non sembra essere un governo orientato verso la “buona norma” europea. Inoltre mi chiedo se i criteri “tedeschi” vengano soddisfatti nel momento in cui un Primo Ministro reclami a Bruxelles diversi miliardi per i migranti che sono sbarcati nel proprio Paese così come per i danni provocati quest'anno da diversi terremoti, quando poi si viene a scoprire che i buchi del bilancio italiano sono in realtà decisamente inferiori.

Lei cosa intende esattamente quando parla della “stabilità” che renderebbe tanto gradito il governo Renzi? Di sicuro anche a me in certe occasioni questo governo sembra estremamente stabile, ad esempio quando ripenso al fatto che in circa mille giorni di governo non ha mosso un dito per sbrogliare il complicato sistema giuridico italiano che – tanto per dire - premia certi reati economici come il riciclaggio di denaro o l'evasione fiscale attraverso processi e sentenze lunghissime che vengono pronunciate solo quando il reato è già caduto da tempo in prescrizione.

Concludendo, egregio Signor Schäuble, la pregherei di rivelarmi cortesemente un piccolo segreto! In Germania sarebbe altrettanto possibile che il Consiglio dei Ministri promulghi il bilancio annuale e il giorno successivo nessun ministro sappia cosa è stato esattamente deciso e che, soprattutto, il Parlamento debba attendere diverse settimane prima di poter approvare tale bilancio nonostante vi siano precise regole e scadenze che regolano tali procedure? Che Lei ci creda o meno, questo è il livello di complessità raggiunto a Roma da quando è cominciata la “rottamazione” di Matteo Renzi.

Io non pretendo certo, Signor Ministro, che lei si fidi di me ciecamente, però in poche ore può procurarsi tutte le informazioni circa la situazione nostrana. Ma sono sicuro che si fiderà di un Suo collega, il nostro ex Primo Ministro Mario Monti. Di recente, infatti, egli ha dichiarato che nel progetto di riforma oggetto del referendum prevalgono gli aspetti negativi, caldeggiando così di votare no (o “nein”, se preferisce) domenica.

Si fidi di lui e non si lasci influenzare da consiglieri poco e male informati.

Distinti saluti,

Marco Politi



Marco Politi è un giornalista e un autore italo-tedesco. È stato corrispondente dall'estero del quotidiano romano “Repubblica” e per 20 anni uno dei più rinomati conoscitori del mondo Vaticano. Le sue biografie sui Papi Giovanni Paolo II e Francesco sono bestseller internazionali.

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