martedì 8 agosto 2017

7.6 milioni di mini-job: un lavoratore dipendente su 5 è un minijobber

Il governo risponde ad una interrogazione parlamentare della Linke sul tema dei mini-job e fornisce dati sorprendenti: dopo una lieve flessione nel 2015, i mini-job sono tornati a crescere e i mini-jobber sono ormai pari al 23% di tutti i lavoratori dipendenti con assicurazione sociale, sempre di piu' le donne e gli anziani. Impressionante il numero di mini-jobber ultra 65enni, piu' di un milione. Dalla Rheinische Post.
Nonostante l'introduzione del salario minimo per legge nel gennaio 2015, il numero dei mini-jobber in Germania è tornato a crescere. Nel dicembre 2016 era del 2.2% piu' alto rispetto al marzo 2015. Circa 7.63 milioni di persone alla fine dello scorso anno avevano un "rapporto di lavoro minore" (mini-job). Vale a dire il 23% di tutti i lavoratori dipendenti (con assicurazione sociale). Il dato emerge da una risposta del governo federale ad una richiesta del gruppo parlamentare della Linke.

I mini-job sono esentasse fino al limite previsto dalla legge di 450 € al mese. Per questa ragione per molti lavoratori restano un'opportunità attraente. Per circa un terzo dei mini-jobber si tratta di un secondo lavoro. I lavoratori dipendenti che hanno solo un mini-job - e quindi senza altri lavori che prevedano il pagamento dei contributi sociali - sono circa 4.8 milioni. Molti, ma non tutti, lo fanno per integrare la pensione o magari per pagarsi gli studi - oppure si tratta ad esempio di casalinghe che vogliono migliorare il reddito familiare.

Chi è inquadrato secondo un "rapporto di lavoro minore" non è necessariamente coperto dal mini-job per quanto riguarda la cassa malattia e la previdenza sociale (non è prevista l'assicurazione contro la disoccupazione). Dal 2013 il mini-job prevede il versamento dei contributi pensionistici, ma su domanda del lavoratore è possibile richiedere l'esenzione dall'obbligo assicurativo, opzione a cui molti dipendenti fanno ricorso. Per il datore di lavoro è previsto il pagamento di un contributo forfettario tra il 25 e il 30% della retribuzione lorda per l'assicurazione pensionistica, la cassa malattia e le imposte sul reddito.

Molti mini-jobber sono donne e hanno piu' di 60 anni

Le critiche nei confronti dei numeri raggiunti dai mini-job, oltre 7 milioni, sono sempre piu' forti: sarebbero uno strumento per comprimere i salari nonché una delle principali cause di povertà in vecchiaia, visto che i contributi versati daranno diritto ad una pensione estremamente bassa.

Secondo i dati forniti dal governo, oltre 3 milioni di mini-jobber, quasi il 60%, nel 2016 erano donne. Per molte di loro, a causa dei contributi pensionistici troppo bassi, la povertà in vecchiaia è già un problema estremamente attuale.

Il 22% dei mini-jobber nel 2016 aveva piu' di 60 anni. La percentuale di anziani con un'occupazione minore è cresciuta del 48% rispetto al livello di dieci anni fa. Anche il numero dei mini-jobber in età pensionabile con oltre 65 anni è cresciuto del 35% rispetto al 2006, e oggi sono piu' di un milione.

Secondo il documento del governo, i mini-jobber lavorano in media 11.8 ore per settimana. Il loro salario medio nel 2014 era di 9.4 € lordi l'ora. Nell'ovest un mini-jobber guadagnava in media 9.58 € l'ora, nell'est solo 7.86 € l'ora. La retribuzione media di un mini-jobber era del 55% inferiore rispetto alla retribuzione lorda media complessiva di tutti i dipendenti, pari a 16.57 € lordi l'ora. Dai dati forniti dal governo emerge che con l'introduzione del salario minimo di 8.5 € lordi l'ora, all'inizio del 2015, il numero dei mini-job è sceso di 93.000 unità. Nei mesi successivi tuttavia sono tornati a crescere fino alla fine del 2016.

"E' una trappola soprattutto per le donne"

Secondo i dati del governo la maggior parte dei mini-jobber lo scorso anno lavorava nella vendita al dettaglio. 895.000 mini-jobber lavoravano nel commercio, seguivano la gastronomia con 780.000 occupati, la pulizia degli edifici (circa 600.000) e la sanità (433.000). I lavoratori senza una qualifica fra i mini-jobber sono il 21.5% e sono quindi sovrarappresentati rispetto al totale degli occupati. Sorprendentemente alte sono le attività da aiutante generico con una quota del 45 % sul totale, sempre secondo i dati del governo.

"I mini-job sono una forma di occupazione precaria, a bassa retribuzione e portano dritti ad una mini-pensione. Sono una trappola soprattutto per le donne", scrive Jutta Krellmann della Linke. 4.3 milioni di mini-jobber, secondo i dati del governo, avrebbero almeno una qualifica professionale. E' un indizio del fatto che per queste persone probabilmente sarebbe possibile trovare qualcosa di meglio rispetto ad una semplice attività da aiutante. "E' davvero uno scandalo se oltre un milione di persone con piu' di 65 anni ha bisogno di un mini-job per assicurarsi il sostentamento", ha dichiarato sempre la Krellmann. I mini-job non stanno creando nuovo lavoro, lo stanno solo redistribuendo fra piu' lavoratori.

11 commenti:

  1. Die Linke è l'equivalente politico tedesco della nosttra CGIL, contestano cose che non vogliono comprendere. In questo caso non vogliono capire cosa sono i "geringfügige Beschäftigungen", presenti dal 1977 e soprannominati "Minijob" a seguito di una nemmeno rilevante modifica alle aliquote contributive, al livello di compenso massimo concesso e alcuni aspetti normativi. Non vogliono capire quali sono le mansioni che richiedono una tipologia contrattuale del genere (impossibili da contrattualizzare altrimenti) e chi ne usufruisce (il recente aumento ad esempio è dovuto ai molti immigrati), che spesso preferisce lavorare poche ore la settimana per conciliare lo studio (per gli studenti universitari), la famiglia (per le donne) o per arrotondare la pensione dato che i tedeschi non sono stati fortunati come gli italiani ad avere un sistema di calcolo cosiddetto 'retributivo' (fino a pochi anni or sono). Insomma la stessa miopia di chi qui si indigna contro i voucher. Che cancellino pure questa tipologia contrattuale e prevedano solo contratti tipici, si renderanno conto che verranno sostituiti dal 'lavoro nero'. Se ai cittadini sta bene così, tutti contenti.

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    1. Diciamo che fino a qualche settimana fa negavi il fatto che in Germania potessero esserci cosi’ tanti mini-jobber, ora invece davanti ai numeri del governo te la prendi con la Linke, abbiamo fatto un passo avanti :)) Sicuramente la Linke sul tema cerca di alzare un po’ di polverone perché chiaramente siamo a poche settimane dalle elezioni e questo è un tema importante per il loro elettorato potenziale. Il numero raggiunto dai mini-job è oggettivamente molto alto, il tema della povertà in vecchiaia per molti mini-jobber è una prospettiva concreta, per alcuni è già una realtà, visto il numero di mini-jobber ultra 65enni. Ed è perfettamente plausibile pensare che nella gastronomia e nel commercio i mini-job servano a rimpiazzare lavoratori full time coperti da assicurazione sociale, i mini-job servono anche a questo, a risparmiare contributi. Direi che al di là degli orientamenti politici, le critiche sollevate dalla Linke non mi sembrano affatto fuori luogo. E poi visto che la SPD sui temi del lavoro in questa campagna elettorale non ha osato molto, mi pare che per la Linke, ma anche per AfD ci siano ampi spazi di manovra, direi delle autostrade. La SPD porterà a casa un risultato molto magro, ancora una volta.

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    2. Caro VdG, non credo di aver mai affermato che il numero di minijob sia in calo e tra breve spiego la ragione del perché questo numero è passibile di incremento (tra l'altro è equivalente per i nostri voucher), semmai rammento di aver affermato che in calo siano il numero di ALG II (o Hartz IV) e del numero di cittadini di nazionalità tedesca a rischio povertà o che si siano recentemente impoveriti.
      Venendo ai contratti cosiddetti atipici, è comprensibile che vi siano migliaia e migliaia di attività minori o 'lavoretti' per i quali non sia possibile l'utilizzo di quelli ordinari, siano essi a tempo pieno o parziale (part-time). In molti casi poi questi lavori marginali hanno durata limitata, cioè non si protraggono per un periodo lungo, quindi è inadeguato anche ipotizzare una forma come quella del contratto a tempo determinato. Perché il numero di questi lavori minori o marginali è andato negli anni via via crescendo? Semplicemente a causa della trasformazione dell'economia nel suo complesso. Se guardiamo alla composizione ad inizio '900 l'economia era basata sull'agricoltura ed il settore industriale sebbene crescente aveva una rilevanza limitata. Poi si è assistito ad un calo progressivo della componente agricoltura, che oggi in Italia costituisce meno del 5% del PIL, e ad un incremento di quello industriale (manifatturiero), il quale però dopo aver toccato il massimo livello è tornato a decrescere ed oggi nonostante ci si riempia la bocca citando che siamo la seconda economia manifatturiera in Europa (vero) non si aggiunge che questa però incide per circa il 15% del PIL. La quota maggiore (oltre 70%) oramai è rappresentata dai cosiddetti 'servizi' che includono forme delle più varie di attività, compresi quelli che non sono permanenti e/o che richiedono poche ore di lavoro settimanali. Quindi, mentre in agricoltura come nell'industria non sono presenti molti lavori marginali, in quello dei servizi sì. Tornando quindi a minijob e voucher, se si analizzano le tipologie di lavori per i quali vengono utilizzate queste forme contrattuali si vede che riguardano per la maggiore la sfera 'servizi', ben pochi interessano agricoltura e industria. Nell'industria si utilizzano ad esempio i contratti interinali (Zeitarbeit) perché offrono flessibilità e non comportano costi in caso di dismissioni. In Germania il livello dovrebbe interessare il 20% o giù di lì degli occupati.
      Per quanto riguarda l'aspetto contributivo, ciò che hai scritto non è corretto in quanto anche i minijob sono gravati da oneri contributivi in funzione dell'ambito di applicazione (gewerbliche o Privathaushalt) e se a breve termine (kurzfristige) o i 450-basis. Nel caso di quelli in ambito 'commerciale' (gewerbliche) l'onere a carico del datore di lavoro arriva al 31,29% (per il lavoratore solo il 3,7%) mentre per il settore privato (Privahaushalt) rispettivamente il 14,8% e 13,7%.

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    3. Grazie per i commenti, sempre molto attenti e documentati...comunque il 13 luglio scrivevi: "Che il 22-23% dei tedeschi lavori con minijob è sicuramente riferito ad una fonte non attendibile, anche qui l'autore può facilmente rilevare i dati ufficiali dalle pubblicazioni dell'Agenzia Federale per il Lavoro." e invece quel 23% era un numero vero, e ovviamente dietro ai numeri ci sono sempre persone.

      Di blog e siti web che ci spiegano come si vive bene in Germania e quanto è cool e bello emigrare ad Amburgo o Monaco ce ne sono già tanti, quindi non ne serviva un altro, qui bisogna parlare di altro.

      Tecnicamente costano un po' di piu' ma data la flessibilità estrema danno un'ampia scelta all'imprenditore e la possibilità ad esempio di risparmiare sugli straordinari, oppure di reagire rapidamente e con costi contenuti ai cambiamenti di mercato, oppure di smontare un lavoro a tempo pieno coperto dal contratto di categoria in 2 o 3 minijobs a tempo molto parziale, come negarlo?

      Invece di ripetere quanto è bella la flessibilità estrema alla tedesca, si dovrebbe dare spazio ad esempio ai pensionati costretti a pulire i bagni, rigorosamente con un contratto da 450 €, perché la pensione non basta. Oppure parlare dell'esercito di lavoratori interinali, oltre un milione, o delle cassiere a salario minimo, delle parrucchiere che vivono con le mance perchè il salario minimo tedesco resta troppo basso. Questo è il paese reale, anche nella "ricca" Germania dell'ovest.

      O forse sei d'accordo con Tauber, quel brillante politico della CDU che qualche settimana fa ha twittato: ""Wenn Sie was ordentliches gelernt haben, dann brauchen Sie keine drei Minijobs" In fondo chi è rimasto intrappolato nei mini-job se lo merita, almeno secondo lui.

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    4. Una premessa: io non ho alcuna ragione di sponsorizzare la Germania né tantomeno faccio parte di coloro che con mentalità da stadio si schierano chi tra i fans e chi tra i detrattori. Semplicemente ossservo, commento e correggo le imprecisioni, siano esse a rappresentare in meglio una situazione che così non è e viceversa. Il fenomeno dei contratti atipici ed in particolare del suo incremento negli anni è fattore generale che riguarda il mondo intero, non solo la Germania o l'Europa. Se si guardano le statistiche del US Bureau of Labour Statistics per quanto riguarda gli Stati Uniti si verificherà che anche là vi è stato un incremento del cosiddetto precariato. D'altronde non si spiegherebbe altrimenti come, a fronte di una riduzione della disoccupazione a livelli apparentemente più che accettabili, l'elettorato abbia optato per l'opposizione a prescindere dal personaggio Trump. Se quindi si afferma che in Germania è alquanto diffuso l'utilizzo di forme contrattuali atipiche, come questa dei minijob ma anche dell'interinale, non posso che confermare e non ho difficoltà a precisare io stesso che il livello così basso di disoccupazione che le statistiche dicono dipende proprio da questo senza precisare che una quota rilevante lavora sì, ma in condizione di precarietà. Poi però ci sono le affermazioni del tutto prive di fondamento e quelle ritengo dovrebbero essere sempre smentite, a prescindere che riguardino una nazione straniera o la nostra. Sul tasso di lavoratori con minijob confermo ciò che scrissi tempo fa, non sono nè il 25, nè il 23 e nemmeno il 20%. Se si rapporta 7,6 milioni di minijobber ai 43,7 milioni di occupati complessivi il risultato è un 17%. E' un livello elevato ma non come quello che mi sono sentito di smentire. E smentisco anche la tesi che vorrebbe minijobber sostituire lavoratori full time per risparmiare sui contributi. Primo perché sarebbe del tutto insensato e controproducente per un datore di lavoro utilizzare più persone al posto di una solamente per il solo fatto che sarebbero questi ultimi demotivati, quindi con ripercussioni sulla produttività. Ma anche economicamente dato che gli oneri contributivi a suo carico (Sozialabgaben) ammontano per la precisione al 20,32% nel caso di un lavoratore con contratto tipico a tempo pieno, quindi meno di quanto previsto per i minijob (31,29%). Quando poi si parla di salari minimi dobbiamo innanzi tutto tenere presente che si parla di mansioni di bassa qualifica e quindi è del tutto ragionevole che vengano pagati meno degli altri. Comunque sia, a fronte di un salario minimo orario oggi pari a € 8,84 comporta per un lavoratore a tempo pieno a 40 ore settimanali un compenso lordo di € 1.414 che netti, se in Klasse 1 (la più gravata fiscalmente), corrispondono a circa 1.050 euro.

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    5. Brevemente, da Der Spiegel su una ricerca dello IAB: "Wie aus einer Untersuchung des Instituts für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung (IAB) hervorgeht, gilt das vor allem für Dienstleistungsbranchen. Viele Minijobber verrichten dort Arbeit, die früher regulär Vollbeschäftigte verrichtet haben - nur für weniger Geld.

      Hinweise auf eine Verdrängung fänden sich besonders im Einzelhandel, im Gastgewerbe sowie im Gesundheits- und Sozialwesen, schreibt das IAB, das hauseigene Forschungsinstitut der Bundesagentur für Arbeit. In diesen Branchen spielen lange Öffnungszeiten und eine schwankende Nachfrage eine große Rolle. "Hier lässt sich der Faktor Arbeit optimal nutzen, wenn er in Minijobs gestückelt zum Einsatz kommt", schreiben die IAB-Forscher Christian Hohendanner und Jens Stegmaier.

      Betriebe könnten mit Minijobs flexibel auf Kundenwünsche und -ströme reagieren. "Wenn beispielsweise längere Öffnungszeiten im Einzelhandel oder ein hohes Gästeaufkommen in der Gastronomie zu bewältigen sind, lässt sich dies mit Hilfe vieler kleiner Beschäftigungsverhältnisse passgenauer bewältigen."

      Große Betriebe schaffen eher neue Jobs


      Besonders in kleinen Betrieben mit weniger als zehn Beschäftigten fanden die Forscher Indizien, dass die Schaffung neuer Minijobs oft mit dem Abbau von regulären Arbeitsplätzen mit voller Sozialversicherungspflicht Hand in Hand geht. "Allerdings ist hier zu bedenken, dass diese Betriebe nicht in jedem Fall zusätzliche sozialversicherungspflichtige Beschäftigungsverhältnisse hätten schaffen können", schreiben die Forscher. "Sei es, weil die Arbeitnehmer Minijobs bevorzugen oder weil das Arbeitsvolumen zu gering ist."

      Dalla risposta del governo: https://www.linksfraktion.de/fileadmin/user_upload/PDF_Dokumente/Kleine_Anfrage_18-13112_-_Antwort.pdf

      "2016 betrug der Anteil der geringfügig entlohnt Beschäftigten an allen Sozialversicherungspflichtig Beschäftigten
      bundesweit 23 % (2006: 20,8 %); der Anteil der ausschließlich geringfügig entlohnt
      Beschäftigten 15 % (2006: 15,6 %) und der Anteil der für die im Nebenjob geringfügig
      entlohnt Beschäftigten 8 % (2006: 5,1 %)"

      Il calcolo è fatto sui sozialversicherungspflichtig, 7.6/31 = 23%, nella traduzione non si parla di occupati ma di lavoratori dipendenti, come nell'articolo della Rheinische Post.

      Comunque ammetto che sia il comunicato della Linke che l'articolo della Rheinische Post vogliono alzare un po' di polverone sul tema per ottenere un po' di visibilitò, ma ovviamente siamo a poche settimane dalle elezioni e tutto, o quasi, è lecito.

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    6. La traduzione di Der Spiegel in italiano è qui:

      https://vocidallagermania.blogspot.de/2012/12/lavoro-nero-legalizzato.html

      Secondo una ricerca del "Instituts für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung" (IAB), il fenomeno è maggiormente visibile nei servizi. Qui molti minijobber svolgono lavori in precedenza assegnati ad occupati a tempo pieno - ma lo fanno con una paga piu' bassa.

      Le prove della sostituzione sono visibili prima di tutto nel commercio al dettaglio, nel turismo, nella sanità e nel sociale, scrive lo IAB, istituto di ricerca interno all'Agenzia federale per il lavoro. In questi settori i lunghi orari di apertura e la domanda fluttuante hanno un ruolo molto importante. "Il fattore lavoro puo' essere utilizzato in maniera ottimale, se suddiviso in piu' minijobs", scrivono i ricercatori IAB Christian Hohendanner e Jens Stegmaier.

      Le aziende in questo modo possono reagire in maniera flessibile ai bisogni dei clienti e ai flussi di lavoro. "Se ad esempio ci sono orari di apertura piu' lunghi o un volume piu' elevato di clienti, la situazione puo' essere gestita con numerosi posti di lavoro a basso salario".

      Soprattutto nelle piccole aziende con meno di 10 dipendenti i ricercatori hanno potuto confermare che la creazione di nuovi minijobs va di pari passo con l'eliminazione degli occupati a tempo pieno con regolare contratto. "Possiamo tuttavia pensare che queste aziende non sarebbero state comunque in grado di creare nuovi posti di lavoro a tempo pieno", scrivono i ricercatori. "Sia perché i lavoratori potrebbero preferire i minijobs, sia perché il volume di lavoro è limitato".


      Poi ho riformulato il titolo, "un lavoratore dipendente su 5 è un minijobber", dati alla mano ora è inattaccabile :)

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    7. Certo che se le statistiche le personalizziamo i dati che ne vengono fuori sono dei più svariati. E' come se in precedenza avessi detto che prendendo i soli Minijob 'puri', cioè escludendo quelli che lo abbinano ad una posizione lavorativa principale, la percentuale è ancora inferiore. Al di là di come uno preferisce esprimere i dati, nella risposta del governo tedesco che hai riportato c'è un passaggio curioso: la proporzione dei minijobber 'puri' (cioè chi lavora solo con quel tipo di contratto) è rimasta invariata dal 2006, anzi ad essere pignoli è leggermente diminuita, mentre è aumentata quella di coloro che lo abbinano ad una attività principale. Da qui poi uno può sbizzarrirsi a indovinare le ragioni, chi dirà che sia legato al (presunto) calo dei salari, chi per aumentare le entrate dato che in Germania l'orario lavorativo settimanale (e soprattutto annuale) si è ridotto a tal punto che si lavora in un anno meno rispetto ad altri Paesi. Fatto sta che per avanzare ipotesi attendibili occorre effettuare delle analisi serie e qui mi collego all'altra tesi, quella riferita all'istituto IAB che a mio avviso dovrei leggere per capire quanto attendibile sia. Ad esempio recentemente lo stesso istituto ha pubblicato una ricerca sempre riguardante l'andamento dei minijob che in qualche modo rovescerebbe il discorso, questo il link: http://www.iab.de/de/informationsservice/presse/presseinformationen/kb1117.aspx
      Ora un aneddoto che riguarda un caso qui da noi e che coinvolge un mio amico che ha una gelateria presso un centro commerciale. Normalmente lavorano lui ed un'altra persona dipendente, quest'ultima part-time (4 ore) e lui (da titolare) le rimanenti 8 ore. Durante il periodo estivo vi sono delle fasce orarie dove da solo fa fatica spesso a soddisfare la clientela in tempi brevi così è capitato in passato di assumere una seconda persona part-time a 4 ore anche se la necessità riguarderebbe in particolare 2 o 3 ore al massimo, fatto sta che era un problema per varie ragioni assumerle per sole 2 o 3 ore. Questo fino all'introduzione dei voucher che gli hanno dato la soluzione, lui affidandosi spesso a studenti-lavoratori o donne disposte a lavorare poche ore giornalmente le retribuiva in base al giorno e quindi alla reale necessità, non costante durante la settimana, nel senso che dal lunedì al venerdì erano sufficienti 2 o 3 ore mentre al sabato l'orario poteva prolungarsi anche alle 4 ore dato che è giorno prefestivo e quindi non lavorativo. Ora, quello che voglio dire è che la statistica o chi legge i dati riguardanti l'attività di questo mio amico senza apporfondire sarebbe portato a pensare che lui ha sostituito un part-time con i voucher per risparmiare mentre la realtà è che lui ha semplicemente utilizzato al meglio un aiuto in base alla reale necessità e questo grazie appunto ai voucher. Quindi anche nel caso tedesco vorrei capire bene come hanno condotto la ricerca e verificare se hanno osservato il contesto da vicino, magari con qualche esempio, e non semplicemente arrivando ad una superficiale deduzione guardando i dati.

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  2. >> Che cancellino pure questa tipologia contrattuale e prevedano solo contratti tipici, si renderanno conto che verranno sostituiti dal 'lavoro nero'.
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    Nel caso dei voucher, l'efficacia nell'azione di constrasto al lavoro in nero e' messa in dubbio da parecchie fonti, incluso il presidente INPS:
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    http://www.huffingtonpost.it/2016/05/16/boeri-voucher-precarieta_n_9995100.html
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    Sembra quindi non proprio scontato che la loro abrogazione porterebbe ad una situazione peggiore, dal punto di vista dell'emersione.
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    Puo' essere che con la legislazione tedesca le dinamiche tra i due fenomeni (contratti atipici e lavoro nero) siano in effetti diversi, ma il legame mi sembra un po' meno perentorio e sicuro di quanto affermato.
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    IPB

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    1. Nel 2015 i voucher sono stati utilizzati a fronte di 88 milioni di ore di lavoro, che detta così sembrano molte ma comunque rappresentano sempre lo 0,3% circa del totale complessivo che è di 29 miliardi. Ora, questi 88 milioni di ore di lavoro sono state create così dal nulla in poco tempo (si veda il trend crescente di voucher) oppure sono l'emersione di quanto prima era retribuito irregolarmente dato che quelle compensate con altre forme non è diminuito? Questo non vuol dire che non vi siano (stati) episodi di abuso, e lo stesso vale per i minijob in Germania, ma di sicuro non riguarda una quota rilevante.

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